- Serve la Partita IVA per aprire un negozio online?
- Codice ATECO per e-commerce: quale scegliere?
- Regime fiscale: forfettario o ordinario?
- Obblighi fiscali per chi apre un e-commerce
- E-commerce diretto e indiretto: le differenze fiscali
- Come funziona la fatturazione elettronica nell’e-commerce
- Vendite online e adempimenti europei: IVA OSS
- Vendere tramite marketplace: chi paga cosa
- Costi iniziali per aprire un e-commerce: prospetto sintetico
- Domande Frequenti
Aprire un negozio online significa intraprendere un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti, con obblighi fiscali, amministrativi e contabili ben precisi. È molto più che scegliere una piattaforma e, semplicemente, definire un catalogo prodotti.
Che si tratti di un e-commerce tradizionale, di vendite tramite marketplace o di un modello ibrido, infatti, conoscere il funzionamento della normativa è fondamentale per evitare errori che possono risultare costosi.
Questa guida aggiornata ti aiuta a capire quando serve la Partita IVA, quali regimi fiscali sono disponibili, come funziona la fatturazione elettronica per l’e-commerce e quali adempimenti sono richiesti da Agenzia delle Entrate e INPS.
Serve la Partita IVA per aprire un negozio online?
La risposta è quasi sempre sì. La vendita online, quando svolta in modo professionale, continuativo e organizzato, rientra tra le attività commerciali ed è soggetta all’obbligo di apertura della Partita IVA. L’unico caso in cui non è necessario aprirla riguarda le vendite occasionali, caratterizzate da:
- assenza di continuità nel tempo;
- assenza di organizzazione (niente sito, niente stock, nessuna promozione);
- volumi molto ridotti.
Appena l’attività assume un carattere regolare (anche se si vende da casa o si usa un marketplace come Amazon, Etsy o eBay) si rientra nel perimetro delle attività economiche e serve la Partita IVA.
Codice ATECO per e-commerce: quale scegliere?
Con l’arrivo della nuova classificazione ATECO 2025, in vigore in modo pienamente operativo dal 1° aprile 2025, cambia il modo di identificare l’attività di e-commerce. Il tradizionale codice 47.91.10 – Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto via internet non è più previsto e, in generale, scompare la distinzione tra vendita online e vendita fisica.
Questo significa che l’imprenditore non deve più scegliere un codice basato sul “canale” utilizzato (internet), ma sulla tipologia dei prodotti venduti. L’e-commerce viene quindi ricondotto alla sua natura commerciale, e non allo strumento digitale con cui opera.
In pratica, chi apre un negozio online oggi deve selezionare un codice ATECO che descriva cosa vende, non come lo vende. Qualche esempio:
- un e-commerce di abbigliamento utilizzerà il codice relativo al commercio al dettaglio di capi di abbigliamento;
- chi vende cosmetici sceglierà il codice dedicato ai prodotti per la cura della persona;
- un negozio online di accessori elettronici adotterà il codice relativo all’elettronica.
La nuova classificazione rende più precisa la definizione dell’attività e permette un allineamento più coerente con obblighi fiscali, contributivi e con eventuali agevolazioni di settore. Per verificare la corrispondenza tra vecchi e nuovi codici, l’ISTAT mette a disposizione una tavola di raccordo utile per individuare il codice corretto in base alla merce venduta.
Regime fiscale: forfettario o ordinario?
Dopo l’apertura della Partita IVA, si deve scegliere il regime fiscale più adatto.
Regime forfettario
È la soluzione più diffusa tra chi apre un e-commerce come prima attività, grazie ai suoi vantaggi fiscali.
Requisiti principali:
- ricavi fino a 85.000 €/anno;
- nessuna partecipazione in società di persone;
- attività non svolta prevalentemente per ex datori di lavoro.
Caratteristiche:
- imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività nei primi 5 anni);
- niente IVA in vendita;
- niente registri IVA né liquidazioni periodiche.
Coefficiente di redditività: per il commercio è il 40%: significa che la tassazione si applica solo sul 40% del fatturato.
Regime ordinario (semplificato o ordinario)
È consigliato per attività con margini bassi ma costi elevati o con volumi di vendita significativi.
Caratteristiche principali:
- applicazione dell’IVA in fattura;
- deducibilità dei costi effettivi;
- obblighi contabili più strutturati.
Obblighi fiscali per chi apre un e-commerce
Una volta aperta la Partita IVA, gli adempimenti principali sono tre: APE – Apertura, Pagamenti, Emissione dei documenti fiscali.
- Apertura: comunicazioni obbligatorie
- Apertura Partita IVA tramite modello AA9/12;
- iscrizione alla Gestione Commercianti INPS (obbligatoria anche se si vende da casa);
- iscrizione al Registro Imprese della Camera di Commercio;
- eventuale SCIA al Comune solo per attività soggette a controlli specifici (alimentari, cosmetici, farmaci da banco).
- Pagamenti e tasse
Il titolare di un e-commerce deve gestire:
- contributi INPS (Gestione Commercianti: circa 4.200 € annui minimi, con riduzioni nel forfettario);
- imposte in base al regime fiscale (imposta sostitutiva nel forfettario, IRPEF nei regimi ordinari);
- eventuale IVA in caso di regime ordinario.
- Emissione dei documenti fiscali
La gestione della fatturazione dipende dal tipo di vendita:
- e-commerce diretto (servizi digitali): fattura sempre obbligatoria;
- e-commerce indiretto (beni fisici): fattura non obbligatoria salvo richiesta del cliente, ma è sempre obbligatoria la certificazione dei corrispettivi.
Per gli e-commerce che spediscono beni, spesso si usa il documento commerciale generato dal gestionale, come Kubik, o dal marketplace.


E-commerce diretto e indiretto: le differenze fiscali
Come anticipato poco sopra, una distinzione importante, spesso ignorata, riguarda la natura del prodotto venduto.
| Tipologia | Cosa vendi | Fiscalità |
| E-commerce diretto | beni digitali (ebook, corsi, software, PDF, streaming) | Obbligo di fattura sempre; IVA del paese del cliente UE; applicazione MOSS/OSS |
| E-commerce indiretto | prodotti fisici | Documento commerciale; fattura solo se richiesta; IVA italiana |
Per chi vende sia prodotti fisici sia digitali, è importante gestire separatamente i due flussi.
Come funziona la fatturazione elettronica nell’e-commerce
Chi apre un negozio online deve seguire le regole della fatturazione elettronica previste per tutte le attività economiche. In particolare:
- trasmissione delle fatture allo SdI;
- conservazione a norma per 10 anni;
- split payment e reverse charge solo in casi particolari (B2B specifici).
Nel caso di vendite verso privati, la fattura non è obbligatoria nei beni fisici, ma lo è la trasmissione dei dati dei corrispettivi.
Vendite online e adempimenti europei: IVA OSS
Se l’e-commerce vende anche in altri Paesi UE, entra in gioco il regime OSS (One Stop Shop). Il sistema OSS permette di versare in un’unica soluzione l’IVA dovuta sui clienti europei, evitando aperture IVA nei singoli Stati membri. Si applica quando la soglia annua delle vendite UE supera 10.000 €.
Per molti e-commerce è un passaggio obbligato man mano che le vendite crescono.
Vendere tramite marketplace: chi paga cosa
Molti negozi online operano attraverso marketplace come Amazon, Etsy, eBay, Zalando, ManoMano. Dal punto di vista fiscale, l’attività resta tua al 100%:
- sei tu a dover emettere la fattura (quando richiesta);
- sei tu a gestire IVA, contabilità e dichiarazioni;
- il marketplace applica commissioni che vanno rilevate come costi.
Amazon e altri marketplace forniscono report utili per la contabilità, ma gli obblighi restano del venditore.
Costi iniziali per aprire un e-commerce: prospetto sintetico
| Voce | Costo indicativo |
| Apertura Partita IVA | gratuita |
| Iscrizione Camera di Commercio | ~ 100 € annui |
| Diritti e bolli SCIA (se necessaria) | 0–100 € |
| INPS Commercianti | 4.200 € circa annui (riducibili in forfettario) |
| Software gestionale / e-commerce | 20–100 € mese |
| Commercialista | 300–1.000 € anno (dipende dal regime) |
Domande Frequenti
Posso aprire un negozio online senza Partita IVA?
Solo se si tratta di vendite occasionali senza continuità. Se l’attività è organizzata o ricorrente, serve sempre la Partita IVA.
Serve la fatturazione elettronica con un e-commerce?
Sì, tranne i casi in cui non è obbligatoria la fattura: per i beni fisici, la fattura è necessaria solo se richiesta dal cliente, ma restano obbligatori i corrispettivi telematici.
Devo iscrivermi alla Camera di Commercio anche se vendo da casa?
Sì. La vendita online è considerata commercio al dettaglio e richiede iscrizione al Registro Imprese.
Con un e-commerce posso accedere al regime forfettario?
Sì, purché si rispettino i requisiti e non si superi la soglia di 85.000 € di ricavi annui.
Vendo anche in altri Paesi UE: devo aprire una posizione IVA all’estero?
No, se utilizzi il regime OSS. È obbligatorio quando le vendite UE superano 10.000 € annui.
Amazon e marketplace emettono fatture al posto mio?
No, il venditore è sempre responsabile dell’emissione delle fatture e della corretta gestione IVA, anche se usa marketplace esterni.




