- Cos’è il regime forfettario e perché è conveniente
- I principali vantaggi del regime forfettario
- I limiti del regime forfettario da tenere presenti
- Quando conviene uscire dal regime forfettario
- Segnali che indicano che è il momento di uscire dal forfettario
- Cosa considerare prima di cambiare regime
- Come uscire dal regime forfettario: iter e tempistiche
- Adeguamento contabile e scelta del nuovo regime
- Domande Frequenti
Il regime forfettario offre una gestione semplice e una tassazione agevolata, perfetta per chi avvia una nuova attività o lavora in autonomia.
Con il tempo, però, la crescita del fatturato, l’aumento dei costi o l’espansione del business possono renderlo meno conveniente.
In questa guida vedremo quando conviene uscire dal forfettario e quali aspetti considerare per scegliere in modo consapevole il regime fiscale più adatto alla propria attività.
Cos’è il regime forfettario e perché è conveniente
Il regime forfettario è una forma agevolata di tassazione pensata per liberi professionisti, freelance e piccole imprese che desiderano gestire la propria Partita IVA in modo semplice e con costi contenuti.
Si basa su un principio chiaro: anziché calcolare tasse e imposte sui guadagni effettivi, il reddito imponibile viene determinato in maniera “forfettaria”, cioè applicando una percentuale di redditività prefissata in base al tipo di attività.
Questa formula offre numerosi vantaggi, tra cui un’imposta ridotta, minori adempimenti burocratici e una contabilità semplificata. È una soluzione perfetta per chi avvia un nuovo progetto, apre la prima Partita IVA o desidera testare la propria attività senza affrontare un carico fiscale eccessivo.
Tuttavia, proprio perché pensato come regime di partenza, il forfettario può diventare limitante man mano che l’attività cresce, i costi aumentano e si rendono necessari strumenti gestionali più strutturati.
I principali vantaggi del regime forfettario
- Aliquota agevolata e semplicità fiscale: uno dei motivi per cui il regime forfettario è così apprezzato è la bassa tassazione. L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP, con aliquote agevolate del 15%, ridotte al 5% per i primi cinque anni di attività in presenza di determinati requisiti.
- Gestione amministrativa ridotta: chi aderisce al regime forfettario non è tenuto a una contabilità ordinaria. Non deve tenere libri contabili, registri IVA o bilanci complessi. È sufficiente emettere le fatture e conservare la documentazione in modo corretto, riducendo così i costi di gestione e la necessità di assistenza contabile continuativa. E questo può essere complicato, senza l’aiuto di un software dedicato alla gestione del tuo regime forfettario.
- Niente IVA e ritenute d’acconto: un ulteriore vantaggio è l’esonero dall’applicazione dell’IVA. Chi opera in forfettario non addebita l’imposta ai clienti e non deve versarla allo Stato, semplificando i flussi finanziari. Inoltre, i professionisti sono esonerati dalle ritenute d’acconto, rendendo la fatturazione più immediata e trasparente.
- Pressione fiscale contenuta: oltre all’imposta sostitutiva agevolata, il regime prevede anche contributi previdenziali ridotti, calcolati in modo proporzionale ai ricavi. Ciò comporta un onere contributivo inferiore rispetto ad altri regimi fiscali e una maggiore flessibilità nel controllo dei costi.
Tutti elementi che rendono il regime forfettario ideale per iniziare, ma non sempre sostenibile nel lungo periodo, soprattutto quando l’attività evolve e diventa necessario passare a un sistema fiscale più articolato.
I limiti del regime forfettario da tenere presenti
Sebbene il regime forfettario rappresenti una soluzione semplice e vantaggiosa per chi avvia un’attività, presenta diversi limiti che possono renderlo meno adatto nel lungo periodo.
Limite di fatturato (85.000 euro)
È il vincolo principale: per restare nel regime forfettario, i ricavi annui non devono superare gli 85.000 euro. Se questo limite viene superato, anche solo una volta, si esce automaticamente dal regime nell’anno successivo, con passaggio obbligatorio a un regime ordinario.
Tetto ai beni strumentali (20.000 euro)
Non è possibile acquistare o detenere beni strumentali (macchinari, attrezzature, veicoli aziendali, software, ecc.) per un valore complessivo superiore a 20.000 euro l’anno. Il superamento di questa soglia comporta la perdita dei requisiti per il forfettario.
Vincoli per partecipazioni societarie
Chi partecipa a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari non può usufruire del regime forfettario. Il principio è evitare che un soggetto benefici delle agevolazioni pur facendo parte di strutture imprenditoriali più complesse.
Limitazioni per chi ha anche redditi da lavoro dipendente
Il regime non è accessibile a chi percepisce redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori ai ricavi dell’attività autonoma, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato. In altre parole, il forfettario è pensato per chi lavora principalmente in autonomia.
Assenza di deduzioni e detrazioni
Uno dei limiti più significativi: nel forfettario non è possibile dedurre o detrarre costi reali (spese di viaggio, formazione, affitti, ecc.). L’imponibile viene calcolato in modo standardizzato, e ciò può penalizzare chi ha spese elevate o investimenti costanti.
| Limite | Descrizione | Conseguenza |
| Fatturato massimo | 85.000 € annui | Esclusione automatica dal regime |
| Beni strumentali | Max 20.000 € annui | Uscita dal forfettario |
| Partecipazioni in società | Non consentite | Perdita dei requisiti |
| Unico committente prevalente | Max 80% compensi | Rischio riclassificazione fiscale |
Quando conviene uscire dal regime forfettario
Decidere di uscire dal regime forfettario non è sempre una conseguenza automatica: in molti casi può essere una scelta strategica, utile per sostenere la crescita dell’attività o migliorare la gestione fiscale.
Superamento dei limiti di fatturato
Se prevedi di superare stabilmente la soglia di 85.000 euro, è consigliabile pianificare l’uscita per tempo. Restare nel forfettario mentre l’attività cresce può risultare penalizzante, poiché si rischia di passare a un regime più complesso senza averlo programmato.
Crescita dei costi deducibili
Quando le spese per beni, fornitori, collaboratori o attività promozionali iniziano a incidere in modo rilevante, il forfettario smette di essere conveniente. I regimi ordinari consentono di dedurre i costi effettivi e ottimizzare la tassazione in base alla reale redditività.
Espansione dell’attività o assunzione di personale
Chi intende ampliare il proprio team, aprire nuove sedi o lavorare con collaboratori fissi necessita di una struttura fiscale più flessibile. Il forfettario non prevede margini per la gestione del personale o per la pianificazione aziendale a lungo termine.
Investimenti in beni strumentali
Se la tua attività richiede investimenti significativi in attrezzature, tecnologie o strumenti professionali, il regime ordinario può risultare più vantaggioso. Consente infatti di ammortizzare e dedurre gli investimenti nel tempo, riducendo l’impatto fiscale.
Partecipazione a società o ricerca di finanziamenti
Entrare in società o richiedere un finanziamento bancario o pubblico spesso richiede bilanci più dettagliati e trasparenti. Il forfettario, privo di contabilità ordinaria, può diventare un limite in questi casi.
Segnali che indicano che è il momento di uscire dal forfettario
- Stai superando o prevedi di superare gli 85.000 euro di fatturato.
- I tuoi costi aumentano e non puoi più dedurli.
- Hai bisogno di assumere collaboratori o aprire una sede fisica.
- Vuoi espanderti all’estero o collaborare con grandi aziende.
- Ti serve una contabilità più trasparente per accedere a bandi o finanziamenti.
In tutte queste situazioni, valutare il passaggio a un regime più strutturato può rappresentare un passo evolutivo naturale, utile per sostenere la crescita e migliorare la sostenibilità economica della tua attività.
| Situazione | Perché conviene uscire | Vantaggi del passaggio a un regime ordinario |
| Superamento dei limiti di fatturato | Oltre gli 85.000 € annui si perde automaticamente l’accesso al forfettario | Pianificare l’uscita evita sanzioni e permette di adeguare la contabilità in modo graduale |
| Crescita dei costi deducibili | Le spese aumentano e non possono essere detratte nel regime forfettario | Possibilità di dedurre i costi effettivi e ottimizzare la tassazione reale |
| Espansione dell’attività o assunzione di personale | Il forfettario non consente una gestione strutturata del personale | Maggiore flessibilità per assumere collaboratori e ampliare l’organizzazione |
| Investimenti in beni strumentali | Superato il limite di 20.000 € o necessità di nuovi strumenti di lavoro | Possibilità di ammortizzare gli investimenti e ridurre il carico fiscale nel tempo |
| Partecipazione a società o richiesta di finanziamenti | Necessità di bilanci e rendiconti più trasparenti per accedere a capitali | Migliore credibilità verso banche e investitori, accesso facilitato ai finanziamenti |
Cosa considerare prima di cambiare regime
Decidere di uscire dal regime forfettario non deve essere solo una scelta fiscale, ma una valutazione strategica che tenga conto della struttura economica e delle prospettive di crescita dell’attività.
Il passaggio a un regime ordinario o semplificato comporta infatti un aumento della complessità gestionale, ma anche nuove opportunità di ottimizzazione fiscale.
- Valutazione della struttura dei costi: prima di cambiare regime, è importante analizzare la tipologia e l’entità dei costi sostenuti. Se le spese operative sono consistenti (ad esempio per fornitori, strumenti di lavoro, marketing o collaboratori) potrebbe essere vantaggioso adottare un regime che consenta di dedurre e detrarre i costi reali.
- Analisi delle prospettive di crescita: il forfettario è ideale nelle fasi iniziali, ma può diventare limitante per chi punta a espandere la propria attività, assumere personale o rivolgersi a un mercato più ampio. Passare a un regime ordinario può essere un passo necessario per sostenere una crescita strutturata.
- Confronto tra imposizione reale e imposta sostitutiva: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% è vantaggiosa solo fino a una certa soglia di redditività. Con ricavi elevati e costi significativi, le aliquote IRPEF progressive del regime ordinario possono risultare più convenienti, grazie alla possibilità di dedurre e detrarre numerose spese.
- Importanza del confronto con un commercialista: il supporto di un professionista è fondamentale per simulare scenari fiscali, valutare l’impatto delle imposte e individuare la soluzione più adatta al tuo profilo economico.
Ecco un confronto sintetico tra i due regimi principali:
| Aspetto | Regime forfettario | Regime ordinario |
| Tassazione | 5%-15% imposta sostitutiva | Aliquote IRPEF progressive (fino al 43%) |
| Deduzioni e detrazioni | Non previste | Possibili su costi e investimenti |
| Gestione IVA | Non dovuta | Obbligatoria |
| Contabilità | Semplificata | Ordinaria |
| Adatta a | Attività piccole e avvio | Imprese strutturate o in crescita |
La valutazione deve quindi andare oltre il mero risparmio immediato: un regime fiscale più complesso può rivelarsi più sostenibile e vantaggioso nel medio periodo, se allineato agli obiettivi di sviluppo dell’attività.
Come uscire dal regime forfettario: iter e tempistiche
L’uscita dal regime forfettario può avvenire in due modi: automaticamente o su base volontaria, a seconda della situazione del contribuente.
- Uscita automatica
Si verifica quando vengono meno i requisiti per la permanenza nel regime, ad esempio, se si supera il limite di 85.000 euro di fatturato, si acquistano beni strumentali oltre i 20.000 euro o si entra a far parte di una società. In questo caso, il passaggio al nuovo regime avviene automaticamente dall’anno successivo.
- Uscita volontaria
È possibile lasciare il regime forfettario per scelta, anche se si mantengono i requisiti, ad esempio per accedere alle deduzioni fiscali o a un sistema contabile più trasparente. La comunicazione deve essere effettuata all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio del nuovo anno, utilizzando gli appositi canali telematici o con l’assistenza di un commercialista.
Adeguamento contabile e scelta del nuovo regime
Una volta usciti, è necessario adeguare la contabilità alla nuova modalità: registrazione IVA, bilancio, libri contabili e dichiarazioni fiscali più articolate. La scelta successiva può ricadere su:
- Regime semplificato, per attività con fatturato fino a 500.000 euro.
- Regime ordinario, per imprese strutturate o con obblighi contabili completi.
Pianificare con attenzione tempi e modalità di uscita permette di evitare interruzioni nella gestione fiscale e garantire una transizione fluida verso un sistema più adatto alla fase evolutiva della propria attività. Un valido aiuto, in questo senso, può arrivare da software gestionali dedicati.


Domande Frequenti
Quando sono obbligato a uscire dal regime forfettario?
L’uscita è obbligatoria se superi gli 85.000 euro di fatturato annuo, se acquisti beni strumentali oltre i 20.000 euro o se entri a far parte di una società. In questi casi, il passaggio a un altro regime fiscale avviene automaticamente dall’anno successivo.
Posso uscire dal regime forfettario anche se rispetto i requisiti?
Sì. L’uscita può essere volontaria se ritieni che un regime ordinario o semplificato sia più conveniente. Ad esempio, quando i costi da dedurre aumentano o desideri accedere a finanziamenti e strumenti contabili più avanzati.
Cosa succede se supero il limite di 85.000 euro solo una volta?
Il superamento anche di un solo euro comporta l’esclusione automatica dal regime forfettario per l’anno successivo. Tuttavia, i ricavi incassati nell’anno in corso restano tassati con il vecchio regime, e il nuovo si applica solo dal 1° gennaio dell’anno seguente.
Conviene uscire dal regime forfettario per dedurre più costi?
Sì, se le tue spese per fornitori, collaboratori o beni strumentali diventano significative. I regimi ordinari permettono di dedurre i costi effettivi, riducendo la base imponibile e rendendo la tassazione più proporzionata ai profitti reali.
Come devo comunicare l’uscita all’Agenzia delle Entrate?
Se l’uscita è volontaria, devi presentare una comunicazione entro 30 giorni dall’inizio del nuovo anno fiscale. Puoi farlo tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o con l’assistenza del tuo commercialista.
Quale regime scegliere dopo il forfettario: semplificato o ordinario?
Dipende dalla dimensione e dalla complessità dell’attività. Il regime semplificato è adatto a professionisti o imprese con fatturato fino a 500.000 euro, mentre il regime ordinario è consigliato per realtà più strutturate, con personale o investimenti significativi.




