L’utile fiscale rappresenta il reddito imponibile di un’azienda, cioè l’importo sul quale verranno calcolate le imposte da versare. L’utile fiscale non sempre coincide con l’utile civile, in quanto è soggetto a rettifiche derivanti dalla normativa fiscale vigente. La base imponibile fiscale si calcola a partire dall’utile civilistico, aggiungendo o sottraendo specifici elementi, chiamati elementi positivi ed elementi negativi, secondo quanto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR).
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Elementi positivi e negativi dell’utile fiscale
Gli elementi positivi della base imponibile fiscale sono tutte le voci che contribuiscono a incrementare l’utile fiscale. Tra questi troviamo:
– Ricavi e proventi ordinari, come vendite di beni e prestazioni di servizi;
– Plusvalenze realizzate dalla cessione di beni strumentali o partecipazioni;
– Interessi attivi e dividendi;
– Contributi in conto esercizio, cioè quelli ricevuti per finanziare l’attività ordinaria.
Gli elementi negativi, invece, riducono la base imponibile e includono:
– Costi deducibili, come il costo del personale, ammortamenti e svalutazioni di beni strumentali;
– Oneri finanziari, come gli interessi passivi sui prestiti;
– Costi per materie prime e servizi;
– Perdite derivanti dalla cessione di beni strumentali o partecipazioni.
Alcuni costi possono essere deducibili solo parzialmente o in base a determinati limiti, come le spese di rappresentanza, le spese per autovetture aziendali e le spese per alberghi e ristoranti.
Utile civile e utile fiscale: aliquote IRES e possibilità di deduzioni ed esenzioni
L’utile civile è il risultato che emerge dal bilancio d’esercizio, redatto secondo i principi contabili italiani o internazionali (se applicabili) ed è quello che viene utilizzato per determinare la performance economica dell’azienda in base alle regole contabili. L’utile fiscale, invece, è soggetto alle rettifiche imposte dalla normativa fiscale per il calcolo delle imposte.
L’imposta principale che grava sull’utile fiscale è l’IRES (Imposta sul Reddito delle Società), che ha un’aliquota fissa del 24% (a partire dal 2017). A questa si può aggiungere l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), che varia da regione a regione ma solitamente è intorno al 3,9%.
Esistono però diverse deduzioni ed esenzioni che possono ridurre l’utile fiscale e, quindi, l’importo delle imposte dovute. Alcune delle principali deduzioni/esenzioni sono:
– Ace (Aiuto alla Crescita Economica): permette una deduzione del capitale proprio incrementato, incentivando le imprese a finanziare le proprie attività tramite capitale proprio piuttosto che debito.
– Patent box: un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti da alcuni beni immateriali, come brevetti e marchi.
– Superammortamenti: maggiorazioni degli ammortamenti su beni strumentali nuovi, introdotti per incentivare gli investimenti in beni produttivi.
Alcune aziende possono beneficiare di regimi di esenzione o riduzione fiscale, ad esempio per le imprese che operano in determinate zone geografiche o in specifici settori (come le start-up innovative).
Differenze di bilancio
Una delle differenze più significative tra utile civile e utile fiscale deriva dai criteri di valutazione utilizzati nei bilanci aziendali. Il bilancio civilistico è redatto secondo i principi contabili (nazionali o internazionali), che spesso differiscono dalle regole fiscali imposte dal TUIR.
Ad esempio, alcune spese che sono considerate deducibili ai fini civilistici potrebbero non esserlo integralmente ai fini fiscali. Un caso comune è il trattamento fiscale degli ammortamenti: i principi contabili consentono alle imprese di scegliere criteri di ammortamento più flessibili in funzione delle caratteristiche tecniche del bene, mentre la normativa fiscale impone dei limiti temporali e di percentuale alla deducibilità degli ammortamenti.
Un altro esempio sono le svalutazioni di crediti: in bilancio civilistico, un’impresa può svalutare i propri crediti commerciali in base al principio della prudenza, mentre a livello fiscale queste svalutazioni sono deducibili solo se rispettano precise condizioni stabilite dalla normativa.
Queste differenze tra il bilancio civilistico e il bilancio fiscale portano a dover effettuare delle rettifiche per passare dall’utile civilistico all’utile fiscale, attraverso delle variazioni in aumento o in diminuzione.
Differenze temporanee dovute alla normativa fiscale
Un’altra distinzione importante tra utile civile e utile fiscale riguarda le differenze temporanee, che nascono quando un elemento di reddito o di costo è riconosciuto in un periodo diverso tra il bilancio civilistico e il bilancio fiscale. Queste differenze si risolvono nel tempo e sono chiamate differenze temporanee deducibili o differenze temporanee imponibili.
Le differenze temporanee imponibili sono quelle che generano un aumento dell’utile fiscale in un esercizio rispetto a quanto riportato nell’utile civilistico. Un esempio comune è l’ammortamento accelerato: fiscalmente, un bene può essere ammortizzato più velocemente rispetto a quanto previsto dai principi contabili, creando così un utile fiscale più elevato nel breve termine, che verrà compensato negli anni successivi.
Le differenze temporanee deducibili, invece, riducono l’utile fiscale rispetto a quello civilistico. Un esempio potrebbe essere il riconoscimento fiscale delle svalutazioni di crediti in anni successivi rispetto a quanto riconosciuto in bilancio civilistico.
Le differenze temporanee sono importanti anche perché portano alla formazione di imposte differite o anticipate, che rappresentano un’attività o una passività nel bilancio civile, derivante dal fatto che le imposte saranno pagate o recuperate in esercizi futuri.




