Corrispettivi

Corrispettivi: cosa sono e a cosa servono 

Per molte attività è essenziale comprendere con chiarezza cosa sono i corrispettivi e perché rivestono un ruolo cruciale nella gestione quotidiana dell’azienda. In particolare, i corrispettivi sono fondamentali nelle realtà di prossimità come negozi, ristoranti, artigiani e in tutte le attività commerciali che operano in contatto diretto con il pubblico. 

Nel corso di questo articolo approfondiremo la definizione fiscale dei corrispettivi, il contesto normativo che li disciplina, le modalità con cui vengono certificati (anche alla luce dell’evoluzione verso la trasmissione elettronica), i tempi e le modalità di registrazione, inoltre vedremo a cosa servono i corrispettivi e come vengono emessi.  

Cosa sono i corrispettivi: definizione e ambito di applicazione 

I corrispettivi sono tutti quei ricavi incassati per la vendita di beni nei casi in cui non si emette fattura, salvo diversa richiesta da parte del cliente. Ad esempio, i corrispettivi sono i prodotti venduti in un giorno da un negozio al dettaglio, oppure gli oggetti venduti ai clienti da un sito e-commerce.  

Questo significa che le operazioni al dettaglio (come un acquisto in negozio o un pasto al ristorante) generano dei corrispettivi, ossia dei ricavi che vanno documentati diversamente rispetto alle fatture. In pratica, un negozio che effettua 100 vendite in un giorno per un valore complessivo di 3.000 euro non dovrà emettere 100 fatture singole, ma potrà indicare l’importo totale dei ricavi nell’apposito documento dei corrispettivi. 

La certificazione dei corrispettivi: dallo scontrino al documento commerciale elettronico 

Con l’evoluzione tecnologica la certificazione dei corrispettivi ha subito una trasformazione significativa. Dal 1º gennaio 2017, per chi lo sceglieva, era possibile abbandonare lo scontrino cartaceo a favore dello scontrino elettronico trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate tramite registratore telematico (RT). 

Come previsto dal decreto fiscale n. 119/2018, collegato al D.Lgs. 127/2015, dal 1º luglio 2019 l’obbligo di dotarsi di registratori di cassa telematici (o applicare la procedura web per la memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi) è stato esteso a tutti i commercianti e artigiani.  

In particolare, l’obbligo di trasmissione elettronica dei corrispettivi, esteso a tutti a partire dal 1° gennaio 2020, ha trasformato profondamente il modo con cui le imprese documentano le vendite al pubblico. 

Oggi, infatti, il documento commerciale (il prospetto non fiscale fornito al cliente, ma che contiene la descrizione del bene o servizio, l’importo IVA compresa, i dettagli dell’esercente e altre informazioni) viene emesso al momento dell’incasso, mentre i dati vengono inviati all’Agenzia in formato XML per rappresentare quel corrispettivo. 

Modalità e tempi di registrazione dei corrispettivi 

Secondo l’articolo 24 del D.P.R. 633/1972, i corrispettivi (con o senza fattura) devono essere annotati nel registro dei corrispettivi entro il giorno non festivo successivo all’operazione. Quando viene emesso un scontrino o una ricevuta, però, è prevista una modalità semplificata: si può effettuare infatti un’annotazione mensile entro il giorno 15 del mese successivo. 

Tuttavia, con l’introduzione del sistema elettronico la registrazione manuale è stata in buona parte sostituita dalla memorizzazione automatica e dalla trasmissione telematica quotidiana dei corrispettivi.  

In sostanza, esistono due tipi di corrispettivi: 

  • cartacei – questi corrispettivi vanno inseriti manualmente in un apposito registro o all’interno di un software, ricordandosi che il totale dei corrispettivi sarà lo stesso che andrà inserito successivamente nella dichiarazione dei redditi; 
  • elettronici – questi corrispettivi vanno inseriti online nel portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, altrimenti possono essere inviati attraverso il registratore di cassa elettronico cliccando su uno specifico tasto per la trasmissione automatica di tutti gli scontrini della giornata.  

Quando bisogna inviare i corrispettivi? 

Secondo quanto prevede l’Agenzia delle Entrate, la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri deve essere effettuata entro 12 giorni dall’operazione, inclusi eventuali giorni in cui l’attività è rimasta chiusa o ha registrato un incasso pari a zero. 

Il mancato invio dei dati comporta delle sanzioni molto pesanti. Si può incorrere infatti in una sanzione pari al 90% dell’imposta relativa ai corrispettivi non trasmessi o trasmessi in modo errato. Inoltre, nei casi gravi l’attività può essere chiusa temporaneamente fino a un massimo di 6 mesi. 

Perché i corrispettivi sono rilevanti ai fini fiscali? 

I corrispettivi rappresentano una parte significativa del volume di affari di molte imprese, soprattutto le attività che si occupano di vendita al dettaglio. Essi incrociano la liquidazione IVA e la tracciabilità delle vendite, diventando materia di controllo fiscale istantaneo grazie alla trasmissione elettronica. 

La corretta gestione dei corrispettivi permette di costruire un dossier affidabile dell’attività economica, un aspetto che facilita la dichiarazione IVA, la tenuta dei registri e una migliore gestione amministrativa. Inoltre, in ottica di compliance fiscale, la trasmissione automatica dei dati riduce il rischio di errori e contestazioni, tutelando di fatto gli imprenditori. 

Gestire correttamente i corrispettivi, dunque, è fondamentale per garantire trasparenza fiscale, semplificare le operazioni contabili e costruire una reputazione solida nei confronti del fisco. Il modo migliore per farlo è dotarsi di un registratore di cassa digitale moderno e facile da usare, in grado di automatizzare e velocizzare la gestione dei corrispettivi.  

Domande Frequenti

A cosa servono i corrispettivi?

I corrispettivi servono a registrare e rendicontare ai fini fiscali le operazioni di vendita che non richiedono l’emissione di una singola fattura, come gli oggetti venduti da un negozio durante l’intera giornata.

Qual è la differenza tra ricavi e corrispettivi?

Mentre i ricavi sono tutti gli incassi generati da un’attività, i corrispettivi sono esclusivamente i ricavi realizzati da commercianti e artigiani per i quali non esiste l’obbligo di emettere una fattura, ad eccezione dei casi in cui viene espressamente richiesta dal cliente.

Chi può utilizzare i corrispettivi?

Possono utilizzare il sistema dei corrispettivi tutte le attività di vendita al dettaglio o artigianali, incluse le aziende che si occupano di commercio elettronico vendendo i propri prodotti tramite un sito e-commerce.

Quanti anni bisogna tenere i corrispettivi?

I dati relativi ai corrispettivi vanno conservati in modo digitale per 10 anni, assicurandosi che la conservazione avvenga in maniera conforme alle normative di legge garantendo l’autenticità, l’integrità e la leggibilità dei documenti digitali.

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