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Il comportamento concludente: un’analisi nel contesto fiscale italiano

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Nel tessuto intricato delle leggi fiscali italiane, spicca un concetto che si rivela tanto sottile quanto cruciale: il comportamento concludente. Questo principio, radicato nel diritto, si riferisce a una serie di azioni che, pur non essendo accompagnate da dichiarazioni esplicite, lasciano trasparire chiaramente l’intenzione di adottare determinati regimi fiscali o contabili. Questa nozione è di particolare rilevanza nel contesto della gestione della Partita IVA in regime forfettario e della normativa fiscale italiana, dove la determinazione dell’obbligo di registrazione e dei relativi adempimenti fiscali spesso poggia su questa base.

Il comportamento concludente può assumere molte forme, dall’acquisto di beni e servizi finalizzati all’attività imprenditoriale, all’affitto di locali commerciali, alla promozione dell’attività attraverso campagne pubblicitarie, all’assunzione di personale, fino alla partecipazione a fiere e mercati nel settore di competenza. Anche se queste azioni non sono accompagnate da una formale dichiarazione di inizio attività, possono costituire prove tangibili dell’effettivo svolgimento di un’attività economica, soggetta quindi agli obblighi fiscali previsti dalla legge.

L’importanza del concetto di comportamento concludente risiede nella sua capacità di prevenire l’evasione fiscale e garantire l’equità nel sistema tributario. Questo meccanismo serve a impedire che soggetti che, di fatto, svolgono un’attività economica possano sottrarsi agli obblighi fiscali semplicemente omettendo di dichiarare tale attività. In questo modo, si promuove un sistema fiscale più equo.

La transizione da regime ordinario a regime forfettario: cosa dice l’Agenzia delle Entrate

La recente pubblicazione della circolare n. 32/E/2023 da parte dell’Agenzia delle Entrate offre una panoramica dettagliata e delle indicazioni fondamentali riguardo la transizione tra il regime fiscale ordinario e quello forfettario, nonché la procedura inversa, illustrando chiaramente le modalità di passaggio e le implicazioni di tale scelta per i contribuenti.

Il documento sottolinea come l’adesione al regime forfetario avvenga in maniera quasi automatica per chi ne soddisfi i requisiti, evidenziando la semplicità e l’accessibilità di questo regime fiscale, pensato per alleggerire gli oneri burocratici e fiscali per le piccole imprese e i lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda il processo di abbandono del regime forfettario a favore di quello ordinario, viene specificato che tale passaggio deve essere manifestato chiaramente attraverso l’opzione esercitata dal contribuente, la quale si concretizza e si perfeziona con un comportamento concludente.

Tale scelta deve essere successivamente comunicata all’Agenzia delle Entrate mediante la prima dichiarazione IVA che segue l’adozione del regime ordinario. Interessante notare è il vincolo di permanenza triennale imposto una volta esercitata l’opzione per il regime ordinario; decorso tale periodo, la decisione di permanere all’interno di questo regime si rinnova automaticamente anno dopo anno, a meno che non ricorrano specifiche condizioni previste dalla legge che ne permettano l’uscita.

La circolare fornisce anche chiarimenti in merito al regime semplificato, indicando un trattamento diversificato per i contribuenti che optano per questa soluzione. A differenza del passaggio al regime ordinario, coloro che hanno precedentemente scelto il regime semplificato hanno la possibilità di ritornare al regime forfettario senza dover attendere il termine del vincolo triennale.

Questa flessibilità aggiuntiva rispetto al regime semplificato rispecchia la volontà dell’Amministrazione Finanziaria di fornire ai contribuenti soluzioni adattive e modulari, in grado di rispondere in maniera più efficace e personalizzata alle diverse esigenze e realtà imprenditoriali e professionali presenti sul territorio. In definitiva, queste indicazioni mirano a garantire una maggiore comprensione delle normative fiscali e a facilitare il percorso dei contribuenti attraverso il labirinto delle opzioni fiscali disponibili, promuovendo al contempo la trasparenza e l’efficienza del sistema tributario italiano.

Comportamento concludente: un esempio pratico

Un contribuente, nonostante avesse ricevuto entrate negli anni fiscali 2010, 2011 e 2012, non ha presentato le relative dichiarazioni dei redditi, comportandosi quindi da evasore fiscale. Questo contribuente, titolare di partita IVA legata ad attività di progettazione di ingegneria integrata, si è rivolto alla Commissione Tributaria per richiedere l’applicazione di un regime fiscale speciale riservato ai “contribuenti minimi”, previsto dall’articolo 31 del decreto IVA, per i periodi d’imposta in questione. Ha affermato di aver aderito a tale regime fin dalla presentazione del modello Unico Pf 2010, relativo all’anno d’imposta 2009, e di aver confermato questa scelta nei periodi successivi attraverso un comportamento ritenuto “concludente”, nonostante l’omissione delle dichiarazioni dei redditi per gli anni successivi.

L’Agenzia delle Entrate ha contestato questa interpretazione, sostenendo che la mancata presentazione delle dichiarazioni comportasse automaticamente la perdita dei benefici fiscali associati al regime agevolato. Però, il giudizio dei gradi di merito si è concluso a favore del contribuente, stabilendo che l’omissione delle dichiarazioni non pregiudicava la validità della scelta del regime fiscale operata attraverso il comportamento concludente, specialmente considerando che, dopo la prima dichiarazione, il contribuente aveva continuato a emettere fatture escludendo l’IVA, in linea con le disposizioni del regime dei minimi.

Di fronte a questa decisione, l’Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso per Cassazione, invocando una violazione e falsa applicazione di norme di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che, in assenza di una dichiarazione dei redditi, non è possibile inferire la volontà del contribuente dal suo comportamento, richiamando l’importanza di adempiere agli obblighi dichiarativi in maniera esplicita e conforme alle modalità prescritte dalla legge, soprattutto quando si tratta di accedere a regimi fiscali agevolati che presuppongono la dimostrazione del possesso di specifici requisiti.