Anche le lavoratrici autonome e le libere professioniste possono usufruire di alcuni servizi di assistenza erogati dall’INPS, tra cui il sussidio di maternità per chi ha la partita IVA. Si tratta di una tutela importante per le donne che stanno per avere un figlio, in quanto consente di usufruire di un supporto economico in un momento difficile della vita e dell’attività lavorativa.
Bisogna però conoscere quali sono i requisiti per ottenerlo e come richiederlo, per sapere quando è beneficiare di questo sussidio e in che modo riceverlo a seconda della gestione INPS a cui si è iscritte. Inoltre, è importante capire qual è l’importo che si può avere, per pianificare al meglio i mesi prima e dopo il parto affrontando con maggiore serenità questo lieto evento.
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Cos’è il sussidio di maternità per partite IVA e chi può riceverlo
Il sussidio di maternità per le lavoratrici autonome è un’indennità economica per le donne titolari di partita IVA, disponibile anche per gli uomini che svolgono l’attività in maniera autonoma. Un aspetto importante è la possibilità di usufruire di questo sussidio anche se si sceglie di continuare l’attività lavorativa, infatti non è previsto l’obbligo di astensione dal lavoro autonomo durante il periodo in cui si riceve l’indennità.
Questo diritto spetta alle lavoratrici che appartengono alle seguenti categorie:
- commercianti;
- artigiani;
- coltivatori diretti;
- mezzadri;
- coloni;
- imprenditori agricoli professionali;
- pescatori autonomi della piccola pesca marittima e delle acque interne.
Oltre ad appartenere a una di queste categorie, le lavoratrici autonome con partita IVA devono essere iscritte alla gestione INPS di riferimento per poter richiedere e ottenere il sussidio di maternità. Bisogna inoltre effettuare tutti i versamenti dovuti durante i mesi in cui si riceve l’indennità economica, poiché un requisito obbligatorio è il pagamento dei contributi durante il periodo di maternità.
Come funziona il sussidio di maternità per le donne titolari di partita IVA
Al giorno d’oggi è molto importante sapere come funziona il sussidio di maternità per le lavoratrici autonome, soprattutto perché sono sempre di più le donne che decidono di svolgere un’attività in proprio, ma anche quelle che collaborano con le aziende attraverso un’assunzione con partita IVA. Si tratta di una pratica piuttosto comune in Italia, specialmente tra le PMI e i professionisti che hanno bisogno di maggiore flessibilità.
In modo analogo a quanto succede per le lavoratrici dipendenti, anche le donne che aprono la partita IVA possono usufruire del sussidio di maternità per una durata di 5 mesi, a partire da 2 mesi prima del parto e per i successivi 3 mesi dopo la nascita del bambino. Tuttavia, in caso di gravi complicanze della gravidanza stabilite da appositi accertamenti medici, è possibile beneficiare dell’indennità anche nel periodo precedente i 2 mesi prima del parto.
Il sussidio spetta anche in caso di adozione di un bambino da parte di una lavoratrice autonoma: se si tratta di un’adozione nazionale i 5 mesi scattano dall’ingresso in famiglia del minore, altrimenti in caso di adozione internazionale l’indennità viene corrisposta dall’ingresso in Italia del bambino. La durata è ridotta a 3 mesi per l’affidamento non preadottivo, con la possibilità di ricevere il sussidio entro 5 mesi dall’affidamento del bambino, anche in modo frazionato.
L’indennità di maternità viene erogata solitamente dall’INPS con la possibilità di scegliere tra varie modalità:
- bonifico postale;
- accredito su conto corrente bancario o postale;
- libretto postale;
- carta di pagamento con IBAN.
Come viene calcolata l’indennità di maternità per le lavoratrici autonome
Un aspetto importante da conoscere sulla tematica del sussidio di maternità e partita IVA è quanto spetta per l’indennità economica erogata dall’INPS alle donne in gravidanza e alle neomamme lavoratrici autonome. In questi casi è previsto un importo parti all’80% della retribuzione giornaliera, un valore calcolato in base al reddito medio giornaliero degli ultimi 12 mesi in base al tipo di attività svolta.
In questo modo l’indennità è proporzionale al reddito percepito dalle donne titolari di partita IVA, ma come specificato dalla circolare INPS del 26 maggio 2003, n. 93 il valore del sussidio deve rimanere entro specifici limiti minimi e massimi fissati annualmente dall’INPS. La normativa prevede inoltre che l’indennità venga erogata anche in caso di interruzione di gravidanza dopo il terzo mese di gestazione, ma per un periodo di soli 30 giorni.
Vediamo un esempio pratico di calcolo del sussidio di maternità per donne titolari di partita IVA:
- ipotizziamo un reddito annuo lordo di 25.000 euro negli ultimi 12 mesi;
- in questo caso bisogna dividere l’importo di 25.000 euro per 365 giorni presenti in un anno, ottenendo un reddito medio giornaliero di 68 euro;
- a questo punto non rimane che calcolare l’80% di 68 euro, ossia 54 euro per ogni giorno di sussidio;
- infine non resta che calcolare il valore complessivo dell’indennità moltiplicando 54 euro per circa 100 giorni lavorativi in 5 mesi, ottenendo un importo totale di 5.400 euro;
- è possibile inoltre calcolare quando si potrà ricevere mensilmente, ovvero 1.080 euro al mese per ognuno dei 5 mesi previsti dal sussidio di maternità.
Come fare domanda per il sussidio di maternità per partita IVA
Per ricevere l’indennità di maternità le lavoratrici autonome titolari di partita IVA, regolarmente iscritte alla gestione INPS di riferimento, devono inviare una domanda online sul sito dell’INPS, basta accedere sul portale attraverso lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). In alternativa è possibile richiedere l’aiuto di un operatore del Contact Center dell’INPS, recarsi di persona in un ufficio territoriale dell’Istituto o fare domanda tramite CAF o Patronato.
Per la richiesta è necessario compilare l’apposito modulo in tutte le sue parti, scaricabile online sul sito dell’INPS all’interno della sezione Servizi nell’area Prestazioni e servizi (Domanda di maternità/paternità). Tra le informazioni richieste ci sono le date di inizio e fine del congedo di maternità e l’autodichiarazione per il possesso dei requisiti necessari all’ottenimento dell’indennità, inoltre bisogna allegare un documento di riconoscimento valido e il certificato di gravidanza rilasciato da un medico.
La domanda va presentata entro i 2 mesi che precedono la nascita del figlio, ad ogni modo per evitare la prescrizione del sussidio è fondamentale inviare la richiesta per l’indennità di maternità non oltre 1 anno dal termine del periodo indennizzabile. Dopo l’invio della domanda bisogna attendere la conferma da parte dell’INPS, che in genere avviene entro alcune settimane dalla ricezione della richiesta.
Il sussidio di maternità per professioniste e lavoratrici autonome iscritte a una cassa previdenziale privata
Le donne titolari di partita IVA non iscritte a una gestione dell’INPS, ma a una cassa di previdenza privata, possono comunque usufruire del sussidio di maternità. Si tratta in particolare di una serie di attività professionali come quelle esercitate da medici, geometri e architetti, che operano nel proprio campo in maniera autonoma tramite l’iscrizione ad appositi elenchi professionali e albi di categoria.
In queste circostanze spetta comunque un’indennità per 5 mesi, i 2 mesi antecedenti il parto e i 3 mesi successivi. Tuttavia, a differenza delle donne iscritte alle gestioni dell’INPS, è possibile scegliere di beneficiare del sussidio anche solo nei 5 mesi successivi al parto. Per ottenere l’importo basta seguire le procedure previste dalla cassa previdenziale di appartenenza, anche in questo caso senza l’obbligo di astenersi dall’attività lavorativa mentre si riceve il sussidio di maternità.
Domande Frequenti
Come funziona la maternità con partita IVA?
Le donne titolari di partita IVA possono usufruire di un’indennità economica per la maternità, purché regolarmente iscritte a una cassa di previdenza pubblica o privata e in regola con i contributi negli ultimi 12 mesi.
Come si calcola la maternità per partita IVA?
Le lavoratrici autonome e le professioniste possono ricevere un indennità di maternità pari all’80% della retribuzione media giornaliera, considerando il reddito percepito negli ultimi 12 mesi ma entro limiti minimi e massimi stabiliti annualmente.
Come è tassata la maternità?
Il sussidio di maternità è soggetto a una tassazione del 20% sotto forma di ritenuta d’acconto, ad eccezione delle lavoratrici che aderiscono a un regime fiscale agevolato che possono richiedere l’esenzione.




