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Costi per Partita IVA: forfettari e ordinari

Aprire una Partita IVA è il primo passo per avviare un’attività autonoma, sia come professionista sia come impresa individuale. La scelta del regime fiscale – forfettario o ordinario – incide in modo significativo su i costi di apertura e gestione, sulle tasse da pagare, sugli adempimenti fiscali e sul tempo necessario per amministrare l’attività.  

Con la Legge di Bilancio 2025, sono stati confermati alcuni elementi chiave: la soglia di ricavi massima di 85.000 € per il regime forfettario, la semplificazione della fatturazione elettronica per tutti i titolari di Partita IVA, e la riforma dell’IRPEF a tre scaglioni (23%, 35% e 43%) che sostituisce la precedente struttura a quattro livelli per il regime ordinario. 

Queste novità rendono ancora più importante comprendere quali costi comporta aprire e mantenere una Partita IVA nei due regimi fiscali, per scegliere quello più adatto al proprio profilo professionale e al volume di affari previsto. 

In questo articolo vedremo in dettaglio come funziona il regime forfettario, quali sono i vantaggi e le limitazioni, e in cosa si differenzia dal regime ordinario, con esempi concreti e tabelle comparative per orientarsi tra imposte, contributi e spese di gestione. 

Cos’è e come funziona la Partita IVA forfettaria 

La Partita IVA forfettaria è la formula più semplice e vantaggiosa per le persone fisiche che avviano un’attività autonoma con volumi contenuti. Si tratta di un regime fiscale agevolato pensato per piccoli imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi che non superano la soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Questo regime consente di mantenere un’imposizione agevolata e una contabilità semplificata. 

Caratteristiche principali della Partita IVA forfettaria 

A differenza del regime ordinario, quello forfettario è un sistema fiscale lineare e prevedibile, ideale per chi ha spese di gestione contenute e un’attività a basso rischio. Ecco le principali caratteristiche della partita IVA forfettaria:  
 

  • Imposta sostitutiva: si applica una tassazione unica che corrisponde a un’aliquota fissa del 15%, ma scende al 5% per i primi cinque anni di attività, a condizione che il titolare non abbia esercitato negli anni precedenti un’attività analoga o non subentri a un’impresa già esistente. 
  • Costi deducibili: la determinazione del reddito non si calcola sui costi reali, ma su una percentuale di redditività forfettaria determinata dal tipo di attività definita da ciascun codice ATECO. 
  • Esenzione IVA: non si applica l’IVA sulle fatture emesse, né si può detrarre quella sugli acquisti. 

Dal 1° gennaio 2025 sono stati introdotti alcuni aggiornamenti, come la possibilità di emettere la fattura semplificata anche per importi oltre 400 euro, un’ulteriore agevolazione che fa risparmiare tempo e costi ai forfettari. La fattura semplificata, infatti, consente di inserire solo poche informazioni a differenza dei numerosi dati da riportare nell’ordinaria.

Requisiti e vantaggi del regime forfettario 

Aspetto Requisito 
Limite di ricavi 85.000 € annui 
Aliquota imposta sostitutiva 15% (5% per i primi 5 anni) 
IVA Non applicata né detraibile    
Costi deducibili Percentuale forfettaria basata sul codice ATECO    
Contributi previdenziali Gestione separata INPS/casse professionali 
Obblighi contabili Minimi – solo dichiarazione dei redditi e conservazione documenti 

Come funziona la Partita IVA ordinaria 

Il regime ordinario è obbligatorio per chi supera i limiti di ricavi del forfettario o per chi preferisce una gestione fiscale più completa. A differenza del regime forfettario, permette la deduzione di tutti i costi reali sostenuti per l’attività.  

A differenza del forfettario, il regime ordinario prevede una contabilità ordinata e dettagliata, con obbligo di registri IVA, libro giornale e bilancio d’esercizio. Questo comporta una gestione più complessa, ma anche una maggiore flessibilità nella deduzione dei costi e nella detrazione dell’IVA sugli acquisti. 

Caratteristiche principali della Partita IVA ordinaria 

Il regime ordinario è il sistema adottato da liberi professionisti con costi elevati, imprese strutturate o attività che richiedono investimenti ricorrenti. Di seguito, una panoramica delle caratteristiche principali e aggiornate: 

  • Aliquote progressive IRPEF: la tassazione segue gli scaglioni aggiornati con la \1\. 
Reddito imponibile Aliquota 
Fino a 28.000€ 23% 
Da 28.001 € a 50.000 € 35% 
Oltre 50.000 € 43%    
  • IVA: si applica sulle fatture emesse, con liquidazioni mensili o trimestrali a seconda del volume d’affari. e si può detrarre sugli acquisti. 
  • Gestione contabile complessa: richiede la tenuta di registri contabili dettagliati e l’assistenza di un commercialista.

Obblighi per la Partita IVA forfettaria e ordinaria 

Gestire una Partita IVA, sia in regime forfettario che ordinario, richiede l’adempimento di alcuni obblighi fiscali e amministrativi che variano in base al regime scelto. In generale, oggi la digitalizzazione dei processi fiscali ha reso la gestione più accessibile, ma anche più rigorosa nei controlli: per esempio, ormai la fatturazione elettronica è ormai obbligatoria per tutti, inclusi i titolari di partita IVA in regime forfettario. Ecco cosa aspettarsi in termini di gestione.  
 

Regime forfettario: gestione semplificata 

Il principale vantaggio del regime forfettario rimane la semplicità contabile. Il regime forfettario, infatti, è caratterizzato da obblighi amministrativi semplificati, ideali per chi cerca una gestione leggera della propria attività. Chi aderisce a questo sistema non deve tenere registri IVA né redigere bilanci complessi, ma deve comunque rispettare alcuni principali adempimenti: 

  • Emettere fatture elettroniche e conservarle digitalmente tramite il sistema dell’Agenzia delle Entrate. 
  • Presentare la dichiarazione dei redditi annuale
  • Versare i contributi previdenziali (gestione separata INPS o casse professionali). 
  • Conservare i documenti fiscali, ricevute e fatture elettroniche emesse e ricevute per almeno 10 anni.  

Regime ordinario: una gestione più articolata 

Con il regime ordinario, gli obblighi formali si fanno più complessi, richiedendo una contabilità più accurata. Oltre alla dichiarazione dei redditi e ai contributi previdenziali, bisogna rispettare ulteriori adempimenti: 

  • Tenere registri contabili obbligatori: libro giornale, registri IVA, libro cespiti ammortizzabili. 
  • Liquidare IVA trimestralmente e inviare le comunicazioni periodiche. 
  • Presentare la dichiarazione IVA annuale, IRAP e redditi
  • Conservare i documenti contabili in formato elettronico secondo le regole fiscali vigenti. 
  • Presentare la gestione del bilancio d’esercizio (per società o ditte individuali con contabilità ordinaria). 

La mole di adempimenti rende il supporto di un commercialista o consulente fiscale praticamente indispensabile, ma consente anche un monitoraggio più preciso dei costi e una pianificazione fiscale più efficiente

Partita IVA forfettaria e ordinaria: le tasse da pagare 

Quando si parla di Partita IVA, uno degli aspetti più importanti è rappresentato dalle tasse. La scelta tra regime forfettario e ordinario influisce direttamente su quanto e come si paga. 

Regime forfettario: aliquote fisse e vantaggiose 

Chi aderisce al regime forfettario 2025 è soggetto a un’unica imposta sostitutiva, che racchiude IRPEF, addizionali e IRAP. Le restano aliquote agevolate fissate a: 

  • 5% per i primi cinque anni di attività, se si rispettano determinate condizioni 
  • 15% a partire dal sesto anno o per chi non ha i requisiti per l’aliquota ridotta. 

A queste si aggiungono i contributi previdenziali, che variano in base alla categoria lavorativa: 

  • Artigiani e commercianti: contributi fissi annuali più una quota variabile sul reddito eccedente la soglia minima. 
  • Professionisti iscritti alla gestione separata INPS: proporzionali in base al reddito effettivo.  

Regime ordinario: tassazione progressiva 

NNel regime ordinario, la tassazione è più articolata. La base imponibile si ottiene sottraendo tutti i costi deducibili (spese professionali, beni strumentali, contributi, utenze, canoni di locazione, ecc.) dai ricavi annuali. 

Sull’utile netto si applicano le aliquote IRPEF progressive aggiornate al 2025

  • 23% per i redditi fino a 28.000 euro. 
  • 35% per i redditi da 28.001 a 50.000 euro. 
  • 43% per i redditi oltre 50.000 euro. 

A queste si aggiungono:  

  • I contributi previdenziali, calcolati in base al reddito, con aliquote che dipendono dalla cassa professionale di appartenenza. 
  • L’IVA, da versare periodicamente (trimestralmente o mensilmente. 
  • Le addizionali regionali e comunali, variabili a seconda della residenza, e l’eventuale IRAP, dovuta per alcune categorie di imprese. 

La maggiore complessità fiscale del regime ordinario richiede una gestione attenta per evitare di incorrere in sanzioni o errori di calcolo.  

PPartita IVA e lavoro dipendente  

Avere un lavoro dipendente e contemporaneamente avere una Partita IVA può essere utile per chi desidera avviare un’attività autonoma mantenendo la sicurezza di un reddito fisso, ma va gestita con attenzione per evitare errori fiscali o incompatibilità contrattuali. Chi ha un lavoro dipendente, quindi, può aprire una Partita IVA, ma deve rispettare alcuni limiti, diversi a seconda del regime fiscale scelto. In entrambi i casi, comunque, la trasparenza con il datore di lavoro e una corretta pianificazione fiscale con il supporto di un professionista restano fondamentali per evitare sanzioni e ottimizzare la gestione dei redditi. 

Lavoro dipendente e regime forfettario 

Chi ha un contratto da dipendente può accedere o restare nel regime forfettario solo se rispetta alcune condizioni: 

  • Il reddito da lavoro autonomo non deve superare quello da lavoro dipendente
  • Il lavoratore non deve svolgere attività prevalente per il proprio datore di lavoro, o per soggetti a lui riconducibili, per evitare casi di “falsa partita IVA”. 
  • Il rapporto di lavoro e l’attività autonoma devono essere autonomi e non subordinati, con rischi e organizzazione propri. 

Queste regole mirano a distinguere chiaramente chi esercita realmente un’attività indipendente da chi, di fatto, continua a lavorare per lo stesso datore sotto forma di collaborazione fittizia. 

Lavoro dipendente e regime ordinario 

Nel regime ordinario, non esistono particolari limitazioni alla coesistenza tra lavoro dipendente e Partita IVA. Tuttavia, il titolare dovrà sommare i redditi provenienti da entrambe le fonti nella dichiarazione dei redditi, con la conseguenza di poter rientrare in scaglioni IRPEF più elevati

È importante inoltre verificare eventuali clausole contrattuali che vietino lo svolgimento di attività in concorrenza con quella del datore di lavoro o che richiedano un’autorizzazione preventiva.

Aprire e gestire i costi di una Partita IVA: cosa devi sapere  

Avviare un’attività con una Partita IVA può sembrare complicato, ma con le giuste informazioni diventa un processo relativamente semplice e, nella maggior parte dei casi, gratuito. Sebbene aprire una Partita IVA sia relativamente semplice, esistono alcune restrizioni, in particolare per chi sceglie il regime forfettario. Questo sistema fiscale è riservato ai titolari che rispettano precisi requisiti:  

  • Ricavi massimi: non devono superare gli 85.000 euro annui. 
  • Spese per collaboratori o dipendenti: il limite è fissato a 20.000 euro. 
  • Compatibilità con altre attività: alcune professioni regolamentate o situazioni particolari, come l’attività svolta prevalentemente all’estero, potrebbero escludere l’accesso al regime.  
      

Per il regime ordinario, invece, non ci sono limiti di fatturato, ma la maggiore complessità fiscale e amministrativa richiede un impegno maggiore in termini di tempo e costi. Questi vincoli, se ben compresi, permettono di scegliere con consapevolezza il regime fiscale più adatto, evitando spiacevoli sorprese 

I costi, invece, riguardano principalmente la gestione annuale, che varia sensibilmente a seconda del regime fiscale scelto e del supporto professionale richiesto. Ecco come procedere e cosa aspettarsi.  

Apertura della Partita IVA: semplice e accessibile  

Aprire una Partita IVA è un’operazione gratuita e può essere fatta direttamente presso l’Agenzia delle Entrate. Basta compilare il modulo AA9/12, indicando i propri dati anagrafici e il codice ATECO che identifica l’attività economica svolta.  

L’operazione è senza costi amministrativi, ma se non si ha familiarità con il processo, può essere utile affidarsi a un commercialista per evitare errori nella scelta del codice ATECO o ritardi. I costi per una consulenza iniziale variano generalmente tra 50 e 200 €, a seconda della complessità della pratica e del supporto richiesto. 

Costi di gestione annuale: forfettari e ordinari a confronto 

Oltre all’apertura, è importante considerare i costi di gestione della Partita IVA, che includono oneri fiscali, contributivi e contabili e dipendono principalmente dal regime fiscale scelto. 

Costi medi annuali di gestione 

Tipo di spesa Regime forfettario Regime ordinario 
Apertura Partita IVA Gratuita Gratuita 
Commercialista 300-800 € / anno 1.000-2.500 € / anno 
Adempimenti fiscali Minimi (dichiarazione annuale) Elevati (IVA, IRAP, bilancio)    
Tempi di gestione Ridotto Alto    
Contributi previdenziali Fissi o proporzionali (INPS)   Sul reddito effettivo (INPS o cassa)  

Nel regime forfettario, la gestione contabile è molto più leggera: il commercialista si occupa principalmente della dichiarazione dei redditi, dei versamenti contributivi e di eventuali comunicazioni all’Agenzia delle Entrate. 
Nel regime ordinario, invece, la complessità della contabilità – tra liquidazioni IVA, bilanci, registri obbligatori e dichiarazioni multiple – fa aumentare i costi e rende necessario un supporto costante. .

Domande Frequenti

Quali sono i costi per aprire una Partita IVA nel 2025?

L’apertura della Partita IVA è gratuita se effettuata online tramite l’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, rivolgersi a un commercialista per la pratica iniziale può costare tra 50 e 200 euro, a seconda della complessità della registrazione e delle comunicazioni INPS o camerali.

Qual è la soglia di ricavi per restare nel regime forfettario nel 2025?

La soglia resta fissata a 85.000 euro annui. Chi supera questo limite è obbligato a passare al regime ordinario dall’anno successivo.
È inoltre previsto un limite di 20.000 euro per spese legate a collaboratori o dipendenti.

Quali sono gli scaglioni IRPEF aggiornati al 2025?

Dal 1° gennaio 2025, la riforma fiscale prevede tre scaglioni IRPEF invece di quattro: - 23% fino a 28.000 € di reddito. - 35% da 28.001 a 50.000 €. - 43% oltre i 50.000 €. Le addizionali regionali e comunali si applicano a parte, in base al luogo di residenza.

Quanto costa mantenere una Partita IVA ogni anno?

Nel regime forfettario, i costi medi di gestione vanno da 300 a 800 euro all’anno, includendo consulenza fiscale e dichiarazione dei redditi.
Nel regime ordinario, la contabilità è più complessa e può richiedere tra 1.000 e 2.500 euro annui di spese professionali.

Posso avere un lavoro dipendente e una Partita IVA contemporaneamente nel 2025?

Sì, è possibile.
Nel regime forfettario, il reddito da lavoro autonomo non deve superare quello da lavoro dipendente e non si può lavorare prevalentemente per lo stesso datore di lavoro.
Nel regime ordinario, non ci sono limiti specifici, ma è importante considerare che i redditi si sommano ai fini IRPEF.

Cosa succede se supero la soglia degli 85.000 euro nel regime forfettario?

Se si supera la soglia una tantum, si rimane nel forfettario fino alla fine dell’anno in corso e si passa automaticamente al regime ordinario dall’anno successivo.
Se invece si superano 100.000 euro, il passaggio al regime ordinario è immediato e retroattivo, con obbligo di applicare l’IVA e la contabilità ordinaria dal momento del superamento.

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