Con la globalizzazione economica e la diffusione dello smart working, le imprese italiane si trovano sempre più spesso a gestire operazioni internazionali che comportano la necessità di emettere fatture in valute diverse dall’euro e affrontare problematiche legate alla doppia imposizione fiscale.
Una corretta comprensione della normativa vigente e delle procedure da seguire è quindi fondamentale per evitare errori che potrebbero comportare sanzioni o una duplice tassazione. In questa guida proponiamo un approfondimento dedicato al tema delle fatture multi-valuta e della doppia tassazione, per comprendere meglio come funzionano le operazioni effettuate in valute differenti e operare in modo conforme.
Fatturazione in valuta estera: normativa e prassi
In base alla normativa italiana è consentita l’emissione di fatture in valuta estera, purché siano rispettate determinate condizioni. Secondo l’articolo 21 del DPR n. 633/72, infatti, è obbligatorio indicare in fattura l’aliquota IVA, l’ammontare dell’imposta e l’imponibile, con arrotondamento al centesimo di euro. Pertanto, anche quando la fattura è emessa in una valuta diversa dall’euro, è necessario riportare gli importi in euro per quanto riguarda l’IVA e l’imponibile.
In particolare, per la conversione degli importi in euro si deve utilizzare il tasso di cambio pubblicato dalla Banca Centrale Europea (BCE) alla data in cui l’IVA diventa esigibile, ovvero al momento dell’effettuazione dell’operazione. Tuttavia, in mancanza di un tasso di cambio ufficiale per una determinata valuta è possibile fare riferimento al tasso di cambio pubblicato dalla Banca d’Italia.
È importante notare che, nel caso di fatture elettroniche, il campo “Divisa“ deve essere compilato con il codice della valuta utilizzata per l’operazione, mentre gli importi relativi all’IVA devono essere comunque espressi in euro. Questo approccio garantisce la conformità alle disposizioni fiscali italiane e facilita la gestione delle operazioni transfrontaliere.
Doppia imposizione: la normativa di riferimento
La doppia imposizione si verifica quando lo stesso reddito è soggetto a tassazione in due diversi Stati, spesso in assenza di appositi accordi tra le Nazioni. Per evitare questo fenomeno, infatti, l’Italia ha stipulato numerose convenzioni bilaterali con altri Paesi, basate sul modello OCSE, che stabiliscono criteri per determinare quale Stato ha il diritto di tassare un determinato reddito.
In assenza di una convenzione specifica, invece, si applica l’articolo 165 del TUIR, che prevede la possibilità di detrarre dalle imposte italiane quelle già pagate all’estero, entro determinati limiti. Questo meccanismo, noto come credito d’imposta, consente di evitare la doppia tassazione, purché le imposte estere siano definitive e documentate.
Ad ogni modo, in queste circostanze è fondamentale conservare tutta la documentazione relativa alle imposte pagate all’estero, in quanto potrebbe essere richiesta dalle autorità fiscali italiane per verificare la corretta applicazione del credito d’imposta.
Calcolo delle imposte in presenza di doppia imposizione
Il calcolo delle imposte in presenza di doppia imposizione richiede un’attenta analisi della normativa applicabile e delle convenzioni internazionali in vigore. In generale, il credito d’imposta per le imposte pagate all’estero è limitato alla quota dell’imposta italiana corrispondente al rapporto tra il reddito estero e il reddito complessivo del contribuente.
Ad esempio, se un contribuente italiano ha un reddito complessivo di 100.000 euro, di cui 20.000 euro prodotti all’estero e soggetti a un’imposta estera di 5.000 euro, mentre l’imposta italiana totale dovuta è di 30.000 euro, il credito d’imposta massimo spettante sarà pari a 6.000 euro (30.000 x 20.000 / 100.000). In questo caso, l’intero importo delle imposte estere può essere detratto dalle imposte italiane.
Tuttavia, se l’imposta estera pagata fosse stata di 7.000 euro, il credito d’imposta sarebbe comunque limitato a 6.000 euro, quindi il contribuente non potrebbe detrarre l’eccedenza. È dunque essenziale effettuare un calcolo preciso per determinare l’importo effettivamente detraibile.
Alcuni consigli pratici per evitare errori e sanzioni
Per gestire correttamente le fatture in valuta estera e la doppia imposizione è consigliabile adottare alcune buone pratiche. Innanzitutto, è importante mantenere una documentazione dettagliata di tutte le operazioni internazionali, comprese le fatture, i contratti e le prove di pagamento delle imposte estere.
Inoltre, è opportuno consultare regolarmente le convenzioni contro la doppia imposizione stipulate dall’Italia, disponibili sul sito del Dipartimento delle Finanze, per verificare le disposizioni specifiche applicabili a ciascun Paese.
Per quanto riguarda la fatturazione, invece, è fondamentale assicurarsi che il software di fatturazione elettronica utilizzato sia in grado di gestire correttamente le valute estere e di applicare i tassi di cambio appropriati. In caso di dubbi, è sempre consigliabile consultare un professionista esperto in fiscalità internazionale.
D’altronde, la gestione delle fatture multivaluta e della doppia imposizione richiede una conoscenza approfondita della normativa fiscale italiana e internazionale. Soltanto in questo modo è possibile evitare errori e sanzioni, garantendo la conformità alle disposizioni vigenti e una gestione efficiente delle operazioni internazionali.


Domande Frequenti
Quando usare OO99999999999?
Il codice OO99999999999 si utilizza in caso di cliente extra-UE, ossia residente al di fuori dell’Unione Europea, inserendo anche il CAP della nazione se disponibile.
Che cos’è la contabilità multi-valuta?
La contabilità multi-valuta permette di gestire le operazioni in più valute in maniera più agile ed efficiente, aderendo agli standard locali di ogni paese in cui si opera e conformandosi alle rispettive normative di legge.
Come posso annullare una fattura elettronica doppia?
Per annullare una fattura elettronica doppia è necessario inviare una nota di variazione (in base ai casi una nota di debito o una nota di credito), perché non è possibile modificare una fattura elettronica inviata e accettata dal Sistema di Interscambio.
Quando usare il codice destinatario 0000000?
Il codice destinatario 0000000 si utilizza nelle fatture elettroniche quando il cliente non ha una partita IVA, è residente all’estero o non ha comunicato alcun indirizzo di recapito, come la PEC o il codice destinatario.




