Ritenuta d'acconto

Ritenuta d’acconto: cos’è e come viene calcolata 

Per chi svolge un’attività professionale è importante sapere cos’è la ritenuta d’acconto e come viene calcolata. Si tratta di un meccanismo fiscale piuttosto semplice, infatti è una somma trattenuta al momento del pagamento di una prestazione che viene versata direttamente dal cliente come anticipo sulle tasse. 

Bisogna però capire chi è tenuto a operare la ritenuta d’acconto, quando e su quali redditi si applica, e soprattutto come si calcola in modo preciso. Inoltre, è necessario conoscere quali sono i principali adempimenti a carico del committente, come il versamento tramite F24 e la Certificazione Unica.  

Cos’è la ritenuta d’acconto: un’anticipazione delle tasse 

La ritenuta d’acconto è una trattenuta fiscale che il committente effettua sul compenso dovuto al professionista o collaboratore, una somma che rappresenta un anticipo sulle imposte che questi dovrà versare nella dichiarazione dei redditi. In pratica, il sostituto d’imposta (ossia chi paga effettivamente le tasse) si sostituisce per legge al contribuente, trattenendo una percentuale e versandola direttamente allo Stato per suo conto. 

Questa modalità è prevista per garantire un’anticipazione del gettito fiscale e ridurre i rischi di evasione. Di conseguenza, chi percepisce il compenso ha già versato una parte delle imposte dovute, che verranno conguagliate quando presenterà la dichiarazione dei redditi. 

Quando si applica la ritenuta d’acconto e su quali redditi 

La ritenuta d’acconto si applica prevalentemente ai compensi per prestazioni di lavoro autonomo, occasionali, provvigioni e attività assimilate. In base al DPR 600/1973 (nello specifico gli articoli dal 23 al 25‑bis) , la ritenuta d’acconto trova applicazione su diverse tipologie di reddito e di soggetti, compresi i professionisti con partita IVA e alcune prestazioni occasionali

Al contrario, la ritenuta d’acconto non si applica al regime forfettario, dunque chi opera in questo regime fiscale deve ricevere un compenso integrale. Tuttavia, il contribuente deve rilasciare un’apposita dichiarazione al committente o al sostituto d’imposta comunicando che opera in regime forfettario.  

Esistono però diverse aliquote: 

  • l’aliquota ordinaria per professionisti residenti in Italia è pari al 20%
  • per i non residenti in Italia spesso si applica il 30% a titolo di imposta definitiva (invece che acconto); 
  • in casi particolari, come la cessione di diritti d’autore o altri specifici redditi, possono vigere aliquote diverse su percentuali variate della base imponibile. 

Come si calcola la ritenuta d’acconto 

Calcolare la ritenuta d’acconto è piuttosto semplice se si conoscono due elementi fondamentali:  

  • la base imponibile; 
  • l’aliquota corretta. 

La base imponibile di solito coincide con il compenso pattuito tra professionista e committente, un valore che può essere aumentato da rimborsi spese documentati e dall’eventuale rivalsa INPS (ad esempio il 4% ma varia in base alla cassa previdenziale di appartenenza del professionista).  

Nella base imponibile non si considera l’IVA né l’eventuale marca da bollo. Una volta definita la base imponibile bisogna applicare l’aliquota corretta a seconda dei casi specifici: 20% per residenti e 30% per non residenti, salvo casi speciali. 

Vediamo un esempio pratico per capire meglio come funziona il calcolo della ritenuta d’acconto. Supponiamo il caso di un professionista che emette una fattura con compenso di 1.000 euro e con rivalsa INPS del 4% pari a 40 euro. In questa situazione la base imponibile è pari a 1.040 euro. Dopodiché l’IVA (ad esempio al 22%) si calcola sull’imponibile e si somma al totale, ma per la ritenuta si prende solo la base.  

Quindi: 

  • Ritenuta d’acconto = 1.040 euro × 20% = 208 euro. 

Bisogna però distinguere due casi specifici: 

  • professionisti senza cassa – i freelance che non appartengono a una cassa previdenziale devono calcolare la ritenuta d’acconto basandosi sul compenso e la rivalsa INPS, mentre l’IVA non influisce sul conteggio finale; 
  • professionisti con cassa – in questi casi la ritenuta d’acconto si calcola soltanto sul compenso pattuito con il cliente, senza includere quindi la rivalsa INPS. 

Obblighi del sostituto d’imposta: versamento e certificazioni 

Il sostituto d’imposta deve versare la ritenuta d’acconto tramite modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento del compenso. Per farlo è necessario utilizzare il codice tributo 1040 (quello per i redditi da lavoro autonomo) e specificare il mese e l’anno del compenso. 

Inoltre, il sostituto d’imposta ha l’obbligo di rilasciare la Certificazione Unica (CU) entro le scadenze previste (febbraio/marzo) e presentare il Modello 770, il documento che riporta tutte le ritenute operate e versamenti mediante modello F24

Quali sono i vantaggi della ritenuta d’acconto? 

Il sistema della ritenuta d’acconto offre alcuni vantaggi importanti. Innanzitutto consente al contribuente di versare parte delle imposte durante l’anno senza doverle saldare tutte in sede di dichiarazione, favorendo una pianificazione fiscale più sostenibile.  

Inoltre, attraverso la ritenuta d’acconto è possibile ridurre significativamente il rischio che le somme non vengano versate, poiché il committente è il soggetto che materialmente effettua la trattenuta e l’invio all’erario. 

Il modo più efficiente per gestire la ritenuta d’acconto è utilizzare un software di fatturazione elettronica completo e moderno, un gestionale facile da usare e aggiornato alle ultime normative in grado di semplificare le attività contabili e fiscali dell’attività e garantire la piena compliance normativa.  

Domande Frequenti

Cos’è la ritenuta d’acconto e chi la paga?

La ritenuta d’acconto è di fatto un anticipo sulle tasse versato dal cliente al posto del professionista, il quale trattiene una parte del compenso e lo paga allo Stato operando da sostituto d’imposta.

Chi ha l’obbligo di versare la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto viene applicata a tutti i professionisti e gli intermediari, compresi agenti e mediatori assicurativi, mentre non si applica a chi svolge la propria attività in regime forfettario.

Quando si emette fattura con ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto va considerata in tutte quelle attività che non rientrano nel regime forfettario, tra cui quelle svolte dai titolari di partita IVA in regime ordinario o i lavori in prestazione occasionale.

Cosa significa ritenuta d’acconto fino a 5.000 euro?

I lavoratori dipendenti e parasubordinati che ricevono compensi fino a 5.000 euro l’anno usufruiscono della cosiddetta no-tax area, in quanto non devono pagare le tasse e possono ricevere la restituzione delle somme versate in anticipo tramite ritenuta d’acconto.

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