- Cos’è un bilancio riclassificato
- Perché serve un bilancio riclassificato?
- Differenze tra bilancio civilistico e bilancio riclassificato
- Gli schemi di riclassificazione del bilancio più diffusi
- Come si costruisce un bilancio riclassificato
- Come interpretare i dati di un bilancio riclassificato
- Vantaggi del bilancio riclassificato per le decisioni aziendali
- Domande Frequenti
Il bilancio riclassificato è uno degli strumenti più utili nell’ambito dell’analisi dei dati aziendali. A differenza del bilancio d’esercizio, questo documento non si limita a presentare i numeri obbligatori per legge, ma li riorganizza in modo da renderli più chiari e funzionali alle esigenze di chi deve prendere decisioni strategiche all’interno dell’azienda.
Molti imprenditori e manager, infatti, quando si trovano davanti a un bilancio civilistico, ossia realizzato in forma ordinaria, faticano a individuare velocemente quali siano una serie di informazioni essenziali, come i margini reali, la capacità di generare cassa o la solidità finanziaria dell’azienda. È proprio qui che entra in gioco la riclassificazione del bilancio riclassificato, in quanto offre una chiave di lettura più immediata e mirata per l’analisi aziendale.
Cos’è un bilancio riclassificato
Il bilancio riclassificato è una rielaborazione del bilancio d’esercizio che, pur partendo dagli stessi dati contabili, ne modifica l’ordine e la struttura per renderli più leggibili e adatti all’analisi gestionale.
In pratica, non si tratta di un nuovo bilancio redatto con dati differenti, ma di una diversa disposizione delle voci del bilancio aziendale, il cui scopo è far emergere indicatori e grandezze economiche più rilevanti per chi deve valutare l’andamento dell’impresa.
Il bilancio civilistico, previsto dal Codice Civile e dai principi contabili, è pensato per rispettare obblighi normativi e fornire informazioni a tutti gli stakeholder, dai soci alle autorità fiscali. Tuttavia, il suo formato non è necessariamente il più adatto per interpretare le dinamiche economiche e finanziarie.
Il bilancio riclassificato interviene proprio su questo aspetto, prendendo le informazioni già presenti e riordinandole in modo che sia più facile capire come l’azienda genera ricavi, come controlla i costi, quanto è efficiente e quale sia il suo equilibrio finanziario.
Perché serve un bilancio riclassificato?
L’obiettivo principale di un bilancio riclassificato è trasformare un insieme di dati contabili in uno strumento di analisi gestionale.
Ad esempio, per un imprenditore o un direttore finanziario, infatti, sapere che i ricavi sono aumentati del 10% può essere utile, ma non sufficiente per comprendere l’andamento dell’azienda e prendere le giuste decisioni. Questo perché è importante capire se questo incremento ha generato più margini, se la struttura dei costi è rimasta sostenibile e se la liquidità aziendale è migliorata o peggiorata.
In particolare, il bilancio riclassificato serve a rispondere a una serie di domande come:
- L’azienda è in grado di coprire i propri costi operativi con i ricavi generati?
- Qual è la redditività reale, al netto delle spese straordinarie?
- L’attività produce abbastanza cassa per finanziare investimenti futuri?
- Il livello di indebitamento è sostenibile nel tempo?
Attraverso la riclassificazione del bilancio è possibile ottenere indici e margini fondamentali come il Margine Operativo Lordo (MOL), il Risultato Operativo (EBIT), il Return on Investment (ROI) o l’indice di liquidità. Questi indicatori non sempre emergono chiaramente dal bilancio civilistico, ma diventano evidenti una volta che le voci sono state riaggregate secondo criteri logici.
Differenze tra bilancio civilistico e bilancio riclassificato
Il bilancio civilistico ha una struttura rigida, definita dalla legge, e suddivide lo stato patrimoniale in Attivo e Passivo, mentre il conto economico segue uno schema a valore e costi della produzione.
Il bilancio riclassificato, invece, non è vincolato da una normativa unica: la sua struttura può variare in base alle esigenze di chi lo utilizza e agli obiettivi dell’analisi.
Ad esempio, nello stato patrimoniale riclassificato le voci possono essere ordinate per criterio finanziario, separando attività e passività correnti da quelle a medio-lungo periodo, così da valutare più facilmente la solvibilità a breve termine.
Nel conto economico riclassificato, invece, le voci sono riorganizzate per evidenziare i risultati operativi, separando la gestione caratteristica (quella tipica dell’attività aziendale) da quella straordinaria o finanziaria.
Questa flessibilità rende il bilancio riclassificato molto più utile per chi deve prendere decisioni, perché permette di isolare le informazioni rilevanti evitando una serie di formalismi rendendole subito evidenti e più comprensibili.
Gli schemi di riclassificazione del bilancio più diffusi
Esistono diversi criteri per riclassificare un bilancio e la scelta dello schema da utilizzare dipende dall’obiettivo dell’analisi aziendale.
Uno dei più utilizzati per il conto economico è la riclassificazione a valore aggiunto, uno schema che evidenzia il contributo dell’azienda alla creazione di ricchezza partendo dal fatturato e sottraendo progressivamente i costi esterni fino a determinare il valore aggiunto. Successivamente si passa alla distribuzione di questo valore tra una serie di voci come il personale, i finanziatori e i soci.
Un altro schema piuttosto diffuso è quello a margine di contribuzione, particolarmente utile per analizzare la redditività dei singoli prodotti o delle specifiche linee di business. In questo caso si separano i costi variabili dai costi fissi, per capire quanto ogni unità venduta contribuisce a coprire le spese generali e a generare profitto.
Per lo stato patrimoniale, invece, lo schema più comune è quello finanziario, che suddivide le attività e le passività in base alla loro esigibilità o liquidabilità entro o oltre i dodici mesi. Questo sistema consente di valutare la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni a breve termine con le risorse disponibili nello stesso orizzonte temporale.
Come si costruisce un bilancio riclassificato
La riclassificazione del bilancio parte sempre dai dati contenuti nel bilancio civilistico. Si prendono infatti le singole voci presenti nel bilancio d’esercizio in forma ordinaria e si riorganizzano secondo lo schema prescelto.
Per farlo è necessario avere una conoscenza approfondita della contabilità aziendale, in modo da capire quali costi e ricavi appartengano alla gestione caratteristica, quali siano legati ad attività accessorie e quali invece derivino da eventi straordinari.
Ad esempio, nel conto economico riclassificato a valore aggiunto i costi per materie prime e servizi vengono sottratti dai ricavi per calcolare il valore aggiunto, mentre oneri e proventi finanziari sono esclusi dalla parte operativa e inseriti in un’apposita sezione separata.
Nello stato patrimoniale riclassificato finanziariamente, invece, un debito verso fornitori a 30 giorni viene collocato tra le passività correnti, mentre un mutuo con scadenza a 5 anni rientra tra le passività consolidate.
Il risultato finale è un documento che, pur avendo le stesse cifre del bilancio civilistico, offre una visione molto più chiara della situazione economica e patrimoniale dell’azienda.
Ovviamente, per ottimizzare il processo di raccolta dei dati e semplificare la generazione del bilancio è indispensabile l’uso di un software di gestione finanziaria e contabile moderno e funzionale, anche nel caso di micro imprese, PMI, professionisti e studi con un business meno strutturato.
Come interpretare i dati di un bilancio riclassificato
Un bilancio riclassificato non è utile solo per guardare i numeri, ma soprattutto per capire meglio le dinamiche che generano le performance aziendali.
Ad esempio, un MOL positivo e in crescita può indicare una buona capacità operativa, ma se il flusso di cassa è negativo potrebbe esserci un problema di gestione del capitale circolante.
Allo stesso modo, un indice di indebitamento elevato potrebbe non essere preoccupante se l’azienda genera flussi di cassa stabili e prevedibili, mentre diventerebbe un campanello d’allarme in caso di margini ridotti.
L’interpretazione richiede quindi di incrociare più indicatori e osservare l’andamento nel tempo, non solo in un singolo esercizio. Un bilancio riclassificato, infatti, è particolarmente efficace quando viene confrontato con quelli degli anni precedenti o con quelli di aziende simili del settore, così da evidenziare i punti di forza del business e le eventuali aree di miglioramento.
Per conoscere il bilancio riclassificato di un’altra azienda basta richiedere una visura camerale, un documento che riporta tutte le informazioni sull’impresa compresa la situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società. Oggi questa operazione può essere effettuata anche online in modo semplice e veloce, grazie alle moderne soluzioni digitali pensate appositamente per imprenditori, commercialisti, consulenti e avvocati.


Vantaggi del bilancio riclassificato per le decisioni aziendali
L’utilità del bilancio riclassificato si manifesta soprattutto quando bisogna prendere decisioni operative o strategiche nell’ambito della gestione di un’azienda.
Un imprenditore che valuta un investimento importante può usare il bilancio riclassificato per capire se l’azienda ha la capacità finanziaria per sostenerlo senza compromettere l’equilibrio economico.
Un direttore commerciale può usarlo per verificare se l’aumento delle vendite si traduce in un reale incremento della redditività o se, al contrario, l’incidenza dei costi variabili sta erodendo i margini.
Anche nelle trattative con banche e investitori presentare un bilancio riclassificato può fare la differenza: un documento chiaro e orientato all’analisi, infatti, facilita la comunicazione e rafforza la credibilità dell’azienda.
D’altra parte, il bilancio riclassificato non è un semplice esercizio contabile, ma un vero e proprio strumento strategico. Riorganizzando le informazioni del bilancio civilistico, consente di leggere con chiarezza l’andamento dell’attività, individuare criticità e valorizzare punti di forza.
Che si tratti di monitorare la redditività, controllare la solidità finanziaria o pianificare investimenti futuri, questo strumento offre una base solida su cui costruire decisioni consapevoli e acquisire un vantaggio strategico che può determinare il successo di un’impresa.
Domande Frequenti
Cos’è il bilancio riclassificato?
Il bilancio riclassificato è una rielaborazione del bilancio di esercizio che consente di reinterpretarne i dati applicandolo specifici indici e indicatori, allo scopo di valutare meglio la situazione finanziaria, economica e patrimoniale di un’azienda.
Come si fa la riclassificazione del bilancio?
La riclassificazione di bilancio inizia dalla raccolta dei dati contenuti nel bilancio civilistico, dopodiché bisogna scegliere lo schema da utilizzare e applicarlo in base ai criteri stabiliti.
Dove trovare i bilanci riclassificati?
I bilanci riclassificati si possono ottenere attraverso una visura presso la Camera di Commercio, con la possibilità di scegliere le annualità relative al bilancio da analizzare.
Qual è la differenza tra un bilancio civilistico e un bilancio riclassificato?
Mentre il bilancio civilistico presenta una struttura più rigida e definita, il bilancio riclassificato ha una struttura più flessibile e permette di riorganizzare i dati per ottenere indicazioni utili sulle performance aziendali e su come migliorarle.




