Cos'è e come calcolare l'EBIT

Primo piano della mano di un uomo d'affari che disegna un grafico con EBIT in crescita

Come monitorare al meglio lo stato di salute della propria azienda? Gli indici di redditività del Conto Economico forniscono senz’altro una risposta abbastanza esaustiva e tra questi spicca l’EBIT, un indice che identifica l’acronimo Earnings Before Interest and Taxes. Come funziona? Come calcolarlo? Ecco le risposte in questo approfondimento di Alias Digital.

EBIT cos’è

EBIT è l’acronimo di Earnings Before Interest and Taxes e indica il profitto ottenuto da un’azienda prima della deduzione degli interessi passivi e delle imposte. In altre parole, il valore di EBIT rappresenta il valore delle vendite di un’azienda al netto dei costi operativi, come materie prime, lavoro e affitti.

Perché è importante calcolare l’EBIT

L’EBIT è un importante indicatore di performance perché esprime il reddito operativo netto delle attività produttive di un’impresa, senza considerare gli oneri finanziari, le imposte e i costi non ricorrenti. All’interno di un bilancio aziendale il calcolo dell’EBIT è determinante, perché consente all’imprenditore di comprendere la redditività della propria azienda, al netto della struttura finanziaria.

Così facendo, con l’analisi dell’EBIT si possono raggiungere 3 importanti obiettivi:

  • Comprendere qual è la capacità di un’impresa di generare guadagni utili alla propria redditività;
  • Calcolare i singoli flussi di cassa legati alle attività operative;
  • Comprendere se un risultato d’esercizio positivo è legato alla propria attività caratteristica oppure a determinati aspetti finanziari e fiscali.

Differenza tra EBIT e EBITDA

L’EBITDA è l’indicatore chiave di prestazioni utilizzato dalla maggior parte delle aziende per misurare la redditività operativa. EBITDA sta per “Earning before interest taxes depreciation and amortization”, ovvero “utile prima degli interessi, tasse, ammortamenti e deprezzamento”. In sostanza, si tratta del profitto generato dalle attività di base di un’azienda meno gli oneri finanziari e le spese non cash. L’EBITDA è considerato un buon indicatore della capacità di generazione di cassa di un’azienda.

Diverso è l’EBIT (guadagno prima del pagamento degli interessi e delle imposte), che rappresenta il vero e proprio utile/profitto dell’attività operativa dell’impresa ed esclude quindi le componenti non strettamente legate alla gestione aziendale come gli oneri finanziari e le spese straordinarie.

Come calcolare l’EBIT

Il calcolo dell’EBIT ha l’obiettivo di rappresentare il guadagno netto dell’azienda al lordo delle imposte e degli oneri finanziari. Rispetto all’EBITDA prevede anche la considerazione dei costi operativi.

Infatti, l’EBITDA si ottiene attraverso questa formula:

EBITDA = Fatturato – Costo del venduto

Mentre per la determinazione dell’EBIT è necessario avere conoscenza dei seguenti dati:

  1. Fatturato, ovvero la sommatoria di tutti i ricavi ottenuti da un’impresa nella vendita dei beni o dei servizi;
  2. Costo del venduto, cioè la sommatoria di tutti i costi di produzione, funzionamento e del personale;
  3. Costi operativi, tra i quali rientrano anche i deprezzamenti di valore dei beni produttivi.

Ecco la formula:

EBIT = Fatturato – Costo del venduto – Costi operativi

Quando si ottiene un buon EBIT?

Non esistono dei valori di EBIT ottimali a prescindere, nemmeno se considerati a livelli percentuali. Nell’analisi di bilancio, in linea generale, è sempre sbagliato focalizzarsi sui dati puntuali; questo vale anche per l’indice EBIT. In ogni caso il consiglio è quello di osservare il trend dell’indice nel tempo e non fossilizzarsi su un singolo dato. In questo modo, confrontando le risultanze tra più anni, si ha la possibilità di comprendere al meglio l’andamento dell’azienda al netto dei costi operativi.

Una particolare attenzione, ovviamente, va posta quando il dato dell’EBIT è troppo basso. In questo caso potrebbero esserci diverse considerazioni da attivare sulla redditività di alcuni comparti aziendali.

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