- Cos’è lo split payment e perché è stato introdotto
- Chi è obbligato ad applicare lo split payment
- Operazioni escluse e regimi non compatibili con lo split payment
- Come emettere correttamente una fattura elettronica con split payment
- La gestione contabile dello split payment
- Gli errori da evitare con lo split payment: sanzioni e controlli
- Il ruolo dei software gestionali nella gestione dello split payment
- Domande Frequenti
Lo split payment, dall’inglese scissione dei pagamenti, è uno dei meccanismi più discussi e spesso fraintesi nell’ambito della fatturazione elettronica, specialmente per i professionisti e le piccole imprese che si trovano a lavorare con la Pubblica Amministrazione o con enti ad essa collegati. Sebbene l’obiettivo dello split payment sia quello di rendere più trasparente e sicuro il versamento dell’IVA, nella pratica la sua applicazione richiede molta attenzione a una serie di dettagli tecnici e normativi che, se trascurati, possono comportare errori fiscali e perfino sanzioni.
In questo articolo analizzeremo nel dettaglio cos’è lo split payment, quando si applica e come gestirlo correttamente all’interno del processo di fatturazione elettronica. In particolare, forniremo una guida operativa pensata per chi emette regolarmente fatture elettroniche verso soggetti pubblici o assimilati, con un’attenzione specifica agli strumenti digitali che possono facilitare la corretta applicazione di questo regime.
Cos’è lo split payment e perché è stato introdotto
Lo split payment è stato introdotto in Italia con la Legge di Stabilità 2015 (Legge n. 190/2014) ed è disciplinato dall’art. 17-ter del DPR n. 633/1972. Nel dettaglio, questo meccanismo prevede che, per determinate categorie di clienti, l’IVA addebitata in fattura dal fornitore venga versata direttamente all’Erario dal committente. In sostanza, con lo split payment il fornitore riceve solo l’importo netto (cioè l’imponibile) e non incassa l’IVA, che sarà invece gestita dal cliente.
L’obiettivo principale della scissione dei pagamenti è quello di contrastare l’evasione fiscale, in particolare nei rapporti tra imprese private e soggetti pubblici. In questo modo, infatti, lo Stato assicura che l’IVA venga versata direttamente da soggetti considerati più affidabili sotto il profilo fiscale, riducendo al minimo il rischio di mancato incasso dell’imposta.
Chi è obbligato ad applicare lo split payment
Lo split payment si applica in modo obbligatorio in tutte quelle situazioni in cui il fornitore emette una fattura elettronica nei confronti di specifici enti e soggetti giuridici. Si tratta principalmente della Pubblica Amministrazione, ma anche di soggetti ad essa collegati, come società controllate, partecipate o enti assimilati. L’elenco dettagliato comprende le amministrazioni pubbliche centrali e locali, le autorità indipendenti, gli enti previdenziali, le fondazioni partecipate dalla PA per almeno il 70% e le società a partecipazione pubblica, diretta o indiretta, sempre superiore al 70%. Anche le società quotate nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana sono comprese tra i soggetti destinatari di questo regime fiscale.
Per essere sicuri dell’obbligatorietà di applicare lo split payment, dunque, è fondamentale che il fornitore verifichi la natura giuridica del cliente prima dell’emissione della fattura. A tal fine, l’Agenzia delle Entrate rende disponibile un elenco aggiornato dei soggetti interessati dallo split payment, consultabile direttamente sul proprio sito istituzionale. Utilizzare questo elenco è un passaggio fondamentale per evitare errori di applicazione e relative sanzioni.
Operazioni escluse e regimi non compatibili con lo split payment
Non tutte le operazioni e non tutti i regimi fiscali sono soggetti allo split payment. Sono esclusi, ad esempio, i contribuenti che operano in regime forfettario o dei minimi, così come tutte le operazioni soggette a ritenuta d’acconto. Anche le operazioni in reverse charge, quelle esenti da IVA o fuori campo IVA non rientrano nel perimetro della scissione dei pagamenti.
Tuttavia, è importante tenere presente che anche all’interno della stessa categoria di clienti pubblici non tutte le fatture devono necessariamente essere soggette a split payment. Alcuni servizi o forniture, infatti, possono essere esenti o rientrare in regimi speciali, quindi è opportuno sempre rivolgersi a un professionista del settore per verificare la necessità di applicare o meno lo split payment nelle fatture elettroniche.
Come emettere correttamente una fattura elettronica con split payment
L’emissione di una fattura elettronica con split payment richiede l’adozione di alcune accortezze tecniche. Prima di tutto, è necessario che nel file XML della fattura venga specificata la corretta esigibilità dell’IVA, inserendo il valore “S”, che sta appunto per “scissione dei pagamenti”. Questo campo indica al Sistema di Interscambio (SDI) che l’IVA non sarà incassata dal fornitore.
Inoltre, è prassi comune includere una nota nel corpo della fattura in cui si esplicita che “l’operazione è soggetta a split payment ai sensi dell’art. 17-ter del DPR 633/1972”. Sebbene non sia un obbligo normativo, questa dicitura rappresenta una buona prassi per evitare contestazioni e chiarire subito il regime applicabile.
Dal punto di vista economico, invece, la fattura deve riportare l’ammontare dell’IVA, ma il totale da pagare deve corrispondere esclusivamente all’imponibile, poiché il versamento dell’IVA sarà effettuato dal cliente pubblico direttamente all’Erario.
La gestione contabile dello split payment
La corretta gestione dello split payment non si ferma all’emissione della fattura, ma prosegue nella fase contabile. Il fornitore, infatti, deve registrare l’IVA come se fosse stata incassata, ma poi effettuare una scrittura di storno, poiché quell’imposta non è effettivamente entrata nelle proprie casse. In termini pratici, ciò significa che l’IVA esposta nella fattura dovrà essere registrata in dare, ma successivamente annullata, in modo da non generare debiti IVA da versare, che non sono effettivamente dovuti.
Questo meccanismo può portare ad accumulare un credito IVA, soprattutto per quelle imprese che hanno numerosi clienti soggetti a split payment. Il credito IVA, come noto, può essere utilizzato in compensazione o richiesto a rimborso, ma ciò comporta ulteriori adempimenti amministrativi, come la presentazione del modello IVA TR o del modello IVA annuale, a seconda dei casi.
Gli errori da evitare con lo split payment: sanzioni e controlli
Applicare in modo errato lo split payment può avere conseguenze rilevanti. Le sanzioni per chi non indica correttamente il regime in fattura vanno da 1.000 a 8.000 euro. Anche il cliente, se non versa l’IVA nei tempi e nei modi previsti, può incorrere in sanzioni pari al 30% dell’imposta non versata. Per questo motivo, è essenziale che entrambi i soggetti coinvolti nel ciclo della fatturazione abbiano ben chiari gli obblighi a loro carico.
Oltre alle sanzioni economiche, bisogna considerare che eventuali irregolarità possono rallentare i tempi di pagamento da parte degli enti pubblici, compromettendo la liquidità aziendale. Per i piccoli imprenditori e i liberi professionisti, dunque, una gestione non ottimale dello split payment può rappresentare un ostacolo significativo all’attività.
Il ruolo dei software gestionali nella gestione dello split payment
In un contesto normativo e tecnico così articolato, l’uso di un software gestionale moderno e aggiornato rappresenta un alleato prezioso nella gestione dello split payment. I migliori software di fatturazione elettronica, infatti, integrano funzioni specifiche per la gestione dello split payment, semplificando l’intero processo e riducendo il margine di errore.
Questi strumenti permettono di configurare aliquote IVA personalizzate, associare automaticamente la corretta esigibilità alle fatture destinate alla PA e generare le scritture contabili in modo automatico. Alcuni software, inoltre, permettono anche di monitorare il credito IVA generato. Si tratta di funzionalità che facilitano la gestione finanziaria dell’impresa e riducono il rischio di errori e sanzioni che potrebbero compromettere la sostenibilità economica del business.
Non solo: i software gestionali più avanzati offrono anche dashboard intuitive per il controllo degli adempimenti fiscali e notificano eventuali incongruenze o anomalie, permettendo all’utente di intervenire tempestivamente. Per le piccole imprese, che spesso non dispongono di un ufficio contabile interno, questa automazione può fare la differenza in termini di produttività ed efficienza operativa.
Per questo, investire in un software gestionale aggiornato, informarsi costantemente sulle evoluzioni normative e mantenere un dialogo aperto con il proprio commercialista o consulente fiscale sono aspetti fondamentali per gestire lo split payment con sicurezza. Solo così professionisti e piccole imprese possono evitare errori, tutelare la propria posizione fiscale e concentrarsi sulla crescita del proprio business.


Domande Frequenti
Quale codice IVA per split payment?
Per il modello F24 si usa il codice IVA 6041 per lo split payment, mentre per il modello F24 EP è stato istituito il codice tributo 621E.
Come inserire split payment in fattura elettronica?
Per inserire lo split payment in fattura elettronica basta selezionare l’apposita voce all’interno del software gestionale utilizzato per la fatturazione elettronica, generalmente presente nel menu delle opzioni IVA.
Come funziona l’IVA in split payment?
Lo split payment prevede che sia l’acquirente a versare l’IVA all’Erario e non il venditore, in caso di forniture di beni e servizi a favore di enti pubblici o ad essi collegati.
Dove inserire lo split payment in fattura?
Lo split payment in fattura elettronica si inserisce attivando l’apposita funzione o aggiungendo il valore “S” al file XML, dopodiché basta apporre la firma digitale e inviare il documento al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate.




