Fatturazione Elettronica

Introduzione allo split payment e alla sua gestione in fattura

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Lo Split Payment, o la scissione dei pagamenti, è un meccanismo fiscale ideato per combattere l’evasione dell’IVA, un problema endemico nel sistema fiscale italiano. Questa procedura ha subito diverse modifiche dal momento della sua introduzione con la Legge di Stabilità 2015, e oggi si applica esclusivamente ai fornitori della Pubblica Amministrazione. 

Cosa Significa Split Payment o Scissione dei Pagamenti? 

Lo Split Payment è un processo che prevede la suddivisione dei pagamenti dell’IVA direttamente all’erario, nel momento dell’acquisto di beni e/o servizi da parte della Pubblica Amministrazione (PA). Questo regime è stato creato come una misura antievasione, con l’obiettivo di ridurre l’evasione dell’IVA, l’imposta più evasa in Italia. 

La procedura dello Split Payment si svolge in tre passaggi principali: 

  1. Il fornitore riceve il corrispettivo della vendita (o prestazione) senza IVA; 
  1. Il cliente effettua il pagamento dell’imposta direttamente all’Erario; 
  1. Il fornitore emette la fattura elettronica indicando la percentuale e l’importo dell’IVA, ma senza caricarla nei confronti del cliente. 

Quando si Applica lo Split Payment? 

Lo Split Payment si applica quando un fornitore emette una fattura nei confronti della Pubblica Amministrazione o di un altro soggetto indicato nell’Art. 17-ter del D.P.R. 633/1972. Questi soggetti includono, ad esempio, le società controllate dallo Stato e le fondazioni pubbliche. 

Come si Registra la Fattura con Split Payment? 

Per registrare una fattura con Split Payment, il fornitore deve annotare l’IVA esposta nella fattura nel registro IVA vendite. Tuttavia, l’IVA esposta non entra nella liquidazione IVA del fornitore, poiché la Pubblica Amministrazione versa solo l’imponibile e l’IVA direttamente all’Erario. 

Quando si emette una fattura con Split Payment, è necessario inserire il valore “S” nel campo “EsigibilitaIVA” del file XML della fattura. Inoltre, si deve includere una nota che indica che l’operazione è soggetta a Split Payment. 

Ad oggi l’Italia è autorizzata a continuare ad applicare lo split payment fino al 30 giugno 2026 (precedentemente la scadenza era fissata al 30 giugno 2023). 

Per comprendere meglio come funziona lo Split Payment, consideriamo un esempio. Supponiamo che una ditta emetta una fattura di 1000 euro + IVA 22% (220 euro) a un Comune, in questo caso, la Pubblica Amministrazione deve versare l’IVA direttamente all’Erario, mentre il fornitore riceve solo l’importo netto dell’IVA. 

Lente di ingrandimento su una fattura

Cosa Dice l’Art. 17 sullo Split Payment? 

L’Art. 17 del D.P.R. 633/1972 disciplina lo Split Payment, stabilendo che l’IVA è dovuta dai soggetti che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi imponibili. Questi soggetti devono versare l’IVA all’Erario, su base mensile o trimestrale, al netto dell’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi e sulle importazioni di beni. 

L’Art. 17-ter riguarda le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione e di altri enti e società. Questo articolo disciplina la forma di liquidazione dell’IVA tramite Split Payment, prevedendo che la Pubblica Amministrazione versi l’IVA direttamente all’Erario. 

Sanzioni ed Errori nello Split Payment 

Nel meccanismo dello Split Payment, la precisione nella gestione delle fatture è cruciale. Se un fornitore trascura di annotare che una fattura è soggetta a questa modalità, si espone a potenziali sanzioni.  

Questa situazione può emergere in scenari in cui l’IVA non viene adeguatamente discriminata o gestita e se per errore, il fornitore dovesse applicare l’IVA considerandola a carico del cliente, è imperativo procedere con una regolarizzazione della fattura, evitando incomprensioni e garantendo la corretta trasparenza nel processo. 

Split Payment e Reverse Charge 

Nel panorama fiscale, lo Split Payment e il Reverse Charge rappresentano due modalità distinte di gestione dell’IVA. Mentre lo Split Payment prevede una “divisione” dell’IVA tra fornitore e cliente, il Reverse Charge segue un approccio differente: l’IVA da versare all’Erario viene applicata direttamente dal cliente, il quale si assume l’intera responsabilità del versamento.  

Questa particolare modalità è frequentemente utilizzata nei confronti dei soggetti passivi d’imposta, offrendo una soluzione alternativa e specifica per determinate situazioni. 

Come Funziona lo Split Payment per la Pubblica Amministrazione? 

La Pubblica Amministrazione, data la sua natura e funzione, ha regole specifiche quando si tratta di Split Payment. In questo contesto, l’IVA relativa agli acquisti di beni e servizi effettuati dall’ente non viene versata al fornitore, ma viene direttamente destinata all’Erario.  

La modalità di pagamento scelta per questa operazione è il modello F24 “Enti Pubblici”, uno strumento progettato appositamente per facilitare e tracciare i versamenti effettuati dagli enti pubblici. Questa procedura garantisce una maggiore trasparenza e una gestione efficiente delle risorse pubbliche. 

Operazioni non soggette allo Split Payment 

Il metodo dello split payment non trova applicazione in una serie di operazioni specifiche legate al mondo IVA. Di seguito vengono elencate le transazioni che rientrano in questa categoria: 

  • Operazioni che vedono l’acquirente come debitore d’imposta, come nel caso del reverse charge. 
  • Cessioni non imponibili, come le vendite all’esportazione o quelle intracomunitarie. 
  • Operazioni esenti da IVA. 
  • Transazioni “fuori campo” IVA, ovvero quelle che non soddisfano i criteri oggettivi o territoriali. 
  • Operazioni sottoposte a regimi IVA speciali, che non richiedono l’indicazione dell’IVA in fattura e che seguono regole specifiche. Tra queste, ad esempio, ci sono i regimi monofase (come l’editoria o i tabacchi lavorati) o il regime del margine per beni usati. 
  • Vendite da fornitori che adottano regimi speciali con meccanismi forfetari per determinare la detrazione IVA dovuta. 
  • Operazioni certificate attraverso scontrino fiscale o non fiscale, nel caso di trasmissione telematica dei corrispettivi. 
  • Transazioni che utilizzano la fattura semplificata
  • Operazioni in cui la Pubblica Amministrazione o l’ente non effettua pagamenti al fornitore
  • Operazioni soggette a regimi speciali che non mostrano l’IVA in fattura, come nel caso del “regime di vantaggio” o “regime forfetario”. 
  • Prestazioni fatte a favore dei dipendenti, come vitto e alloggio in trasferta, se la fattura è intestata al dipendente stesso.